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Un particolare di «Il gioco degli scacchi e del backgammon», da Antologia di Baysunghur, Herat, 1427

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Un particolare di «Il gioco degli scacchi e del backgammon», da Antologia di Baysunghur, Herat, 1427

Il penchant di Berenson per l’Oriente

Un volume, a più (o meno) autorevoli voci, sulla collezione di opere afferenti al contesto persiano conservati nella Villa I Tatti a Firenze, già residenza del grande storico dell'arte

Giovanni Curatola

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Bello, ma anche molto utile e appropriato, celebrare la grande cultura artistica a tutto tondo del lituano ed ebreo di nascita e infanzia Bernard Berenson (1865-1959), con un volume, a più (o meno) autorevoli voci, sulla collezione di opere afferenti al contesto persiano (o sarà più giusto scrivere iranico? In questo caso sarebbe più ironico, e quindi iconico), conservati nella Villa I Tatti, presso Firenze, ora Centro di Studi sul Rinascimento dell’Università di Harvard.

Un genio Berenson, che tanto ricorda il Romain Gary de La promessa dell’alba, con peripezie e successi se non paralleli, in qualche modo simili. Inevitabilmente per un orientalista versato in archeologia e storia dell’arte, e fiorentino, i Tatti significano moltissimo. Ho bazzicato (scrivere frequentato sarebbe più chic, ma abbastanza falso) la villa un po’ come il Kunsthistorisches di via Giusti, e mi ci sono trovato bene, sempre un po’ in imbarazzo, quasi il provinciale e l’estraneo fossi io e non loro.

L’ospitalità ai Tatti si confonde nella mia memoria con quella squisita di Fiorella Superbi Gioffredi, direttrice della Fototeca e Biblioteca, vestale della collezione «dov’era e com’era», nella volontà più volte espressa del Maestro, la quale mi aveva in simpatia e mi fece vedere e toccare tutto quanto c’era di islamico e anche di più orientale.

Un privilegio. Compresa, con lo sbalordimento di un giovanotto ingenuo e assai incolto che ero una quarantina d’anni fa, le copie stampate delle fotografie dei monumentali lavori di K.A.C. Creswell sull’architettura islamica, indagini che Berenson aveva supportato economicamente. Il volume è esaustivo, importante, ben scritto, ottimamente illustrato. Le pitture, assai note agli specialisti, sono in realtà abbastanza poche, ma di primissima qualità; varrebbero da sole tale dispendiosa celebrazione? Direi di no, e sarebbe stato meglio catalogare tutto l’Oriente di Berenson; quanto meno anche le miniature arabe e i Corani.

Un ultimo ricordo: si diceva che Berenson fosse così geloso di quei suoi materiali da legarli indissolubilmente alla villa e che anche un trasferimento, sia pure temporaneo, a Firenze (un altro Comune) lo avrebbe sommamente contrariato. Altri tempi.

Persian Manuscripts & Paintings from the Berenson Collection,
a cura di A. Yoltar Yildirim, 264 pp., ill. col., I Tatti e Officina Libraria, Firenze-Roma 2021, € 47,50

Un particolare di «Il gioco degli scacchi e del backgammon», da Antologia di Baysunghur, Herat, 1427

Giovanni Curatola, 24 marzo 2022 | © Riproduzione riservata

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