Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Haris Epaminonda, «Untitled #07 g/t», 2019

© Alberto Petrò

Image

Haris Epaminonda, «Untitled #07 g/t», 2019

© Alberto Petrò

Da Sung Tieu a Carol Rama, passando per Remo Salvadori: il Castello di Rivoli è un’opera in divenire

Nuove commissioni, riallestimenti, acquisizioni e progetti educativi concorrono a ridisegnare gli spazi del museo secondo un’idea precisa di una collezione che deve continuare a produrre senso nel presente

Monica Trigona

Leggi i suoi articoli

Al Castello di Rivoli la stagione autunnale si presenta come un ripensamento della funzione stessa della collezione pubblica. Nuove commissioni, riallestimenti, acquisizioni e progetti educativi concorrono a ridisegnare gli spazi del museo secondo un’idea precisa di una collezione che deve continuare a produrre senso nel presente. È il principio che guida la terza edizione di «Inserzioni», il programma di commissioni ideato da Francesco Manacorda. Haris Epaminonda, Christelle Oyiri e Sung Tieu intervengono sui primi due piani dell’Edificio Castello confrontandosi con un’architettura già di per sé stratificata e incompiuta. Le loro opere mettono in relazione spazio, memoria, identità e potere, trasformando il museo in una sorta di fucina creativa. Epaminonda stabilisce un passaggio ideale tra la sala juvarriana e Casa Mollino, facendo della frammentazione un metodo per aprire nuove narrazioni; Oyiri assume la Piramide di Memphis come figura della trasformazione dei simboli, tra sacro, spettacolo e cultura diasporica; Tieu costruisce invece un’installazione site-specific intorno ai processi attraverso cui gli spazi contribuiscono a fissare la memoria collettiva. 

Parallelamente, il Castello rinnova uno dei nuclei che più profondamente ne definiscono l’identità: l’Arte Povera. Il riallestimento, avviato nel luglio 2026 e destinato a proseguire in autunno, distribuisce gli artisti in spazi autonomi, restituendo la forza individuale di opere di Alighiero Boetti, Piero Gilardi, Michelangelo Pistoletto, Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio, cui da ottobre si aggiungerà una sala dedicata a Emilio Prini. Nella stessa logica si inserisce, da ottobre, la prima sala del Castello dedicata a Carol Rama, figura imprescindibile della scena torinese e del Novecento italiano. 

Al centro del nuovo percorso anche «Giulio Paolini: In due atti», curato da Marcella Beccaria e Andrea Viliani e dedicato alla memoria del collezionista Gino Viliani: dal mese di ottobre entrano in scena lavori appartenuti a Viliani e promessi in dono al museo. Al terzo piano torna «Il Castello Incantato», progetto che porta alle estreme conseguenze la vocazione del museo come spazio pedagogico. Le opere di John Baldessari, William Kentridge, Otobong Nkanga e Paola Pivi dialogano con gli interventi di Peter Friedl e Rivane Neuenschwander, il cui «dream.lab» nasce anche dai disegni realizzati dai bambini del territorio nei laboratori del Dipartimento Educazione. Nello stesso percorso, una sala rende omaggio a Remo Salvadori, scomparso durante la preparazione del progetto. Il museo ospita inoltre al primo piano opere di Stefano Bernardi e Samira Mosca, vincitori della terza edizione del Premio Piero Siena destinato agli artisti attivi in Alto Adige.

Monica Trigona, 24 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Monica Trigona

Leggi i suoi articoli

Da Sung Tieu a Carol Rama, passando per Remo Salvadori: il Castello di Rivoli è un’opera in divenire | Monica Trigona

Da Sung Tieu a Carol Rama, passando per Remo Salvadori: il Castello di Rivoli è un’opera in divenire | Monica Trigona