Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliDopo un complesso intervento in situ durato 18 mesi e costato 364mila euro, l’enorme organo rinascimentale della Cattedrale di Tarragona ha recuperato l’aspetto cinquecentesco e la mobilità delle monumentali ante dipinte con tre scene sacre: l’Annunciazione, la Natività e la Resurrezione.
L’intervento è stato realizzato dai tecnici del Centro di Restauro della Catalogna: dopo la fase di studio necessaria per valutare lo stato di conservazione e individuare i materiali usati e le cause del degrado, si è passati ad asportare lo sporco e le ridipinture. Per quanto riguarda le ante, sono stati suturati gli strappi delle tele, applicati rinforzi e sostituite le cornici originali.
L’organo, uno dei pochi rinascimentali in Spagna, è considerato un unicum per il gran numero di importanti artisti dell’epoca, architetti, pittori e scultori, coinvolti nella sua realizzazione. La monumentale struttura si deve a Perris Arrabassa e Salvador Estrada, gli stessi dell’organo della cattedrale barcellonese di Santa Maria del Mar, la decorazione scultorea è di Perris Ostris e Jeroni Xanxo (noto per la Pietà della Seu d’Urgell), mentre Pietro Paolo de Montalbergo realizzò i dipinti.
L'organo di Tarragona restaurato, con le ante aperte
Altri articoli dell'autore
Lo conferma uno studio durato tre anni. L’edificio, costruito tra le montagne a circa 80 di km da Barcellona, reinterpreta i rifugi a punta dei Pirenei della fine dell’800 ed era destinato ad accogliere i lavoratori di una vicina miniera. L’architetto catalano non ne rivendicò mai pubblicamente la paternità perché l’opera non fu realizzata secondo il suo progetto
Il nuovo direttore trasforma il percorso di visita della sezione dal 1975 a oggi in uno più accessibile, dinamico e didattico, con il visitatore al centro dell’esperienza museale. Oltre 400 opere, il 35% di donne e più della metà inedite
La rassegna di Madrid ripercorre la breve ma intensa vita dell’artista argentino e il percorso migratorio che intraprese nel 1950 da Buenos Aires a Barcellona
Matt Clark, fondatore del collettivo londinese, illustra il mapping sulla facciata e la mostra nell’edificio di Antonio Gaudí



