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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliA Madrid il Museo del Prado celebra il 40mo anniversario del ritorno in patria del ritratto della Marchesa di Santa Cruz, opera di Francisco de Goya: un evento storico non solo perché la Spagna recuperò un’opera fondamentale del suo patrimonio artistico, ma anche e soprattutto perché segnò una svolta nella tutela legale del patrimonio culturale contro l’esportazione illecita. Dopo essere stato esportato illegalmente nel 1983 attraverso un sofisticato sistema di falsificazione di documenti, il dipinto in Spagna ritornò nel 1986 permettendo non solo di recuperare un’opera di inestimabile valore, ma confermando anche la necessità della Legge sul Patrimonio Storico, promulgata proprio l’anno prima in sostituzione della Legge Nazionale sui tesori artistici del 1933. Questa legge non riconosceva allo Stato la proprietà dei beni esportati illegalmente, mentre la nuova normativa stabilisce da allora, e in modo inequivocabile, che i beni esportati senza autorizzazione appartengono allo Stato e sono inalienabili.
Per commemorare l’anniversario, il museo espone l’opera per la prima volta, accanto a una delle copie recentemente rinvenute sul mercato, acquisita e restaurata dal gallerista e storico dell'arte José de la Mano. Si tratta di una riproduzione commissionata nel 1941 dal dittatore Francisco Franco per compensare l’esproprio forzato dell’originale, sottratto ai legittimi proprietari e donato a Hitler. Fortunatamente, il piano di Franco, che aveva pagato 1,5 milioni di pesetas per la copia, non si realizzò e l’opera non arrivò mai nelle mani di Hitler.
L'allestimento dei dipinti al Prado si completa con un’infografica interattiva, accessibile sul sito web del museo, che grazie all’ampia documentazione conservata nei suoi archivi può ripercorrere l’intera storia e i segreti di questo ritratto, permettendo una maggiore comprensione e contestualizzazione delle tappe fondamentali della sua vita avventurosa. Dipinto da Goya nel 1805, il ritratto della Marchesa di Santa Cruz cioè Joaquina Téllez Girón (1784-1851), aristocratica illuminata, come molte altre opere della collezione del Prado racchiude numerosi aneddoti e curiosità che ora possono essere esplorati in dettaglio.
Nel 1983 il dipinto fu venduto dai proprietari a un mercante d’arte per 25 milioni di pesetas, utilizzando documenti falsificati. Dopo essere passata per Zurigo e Los Angeles, dove fu offerta per 12 milioni di dollari al Getty Museum che lo rifiutò, l’opera fu infine localizzata a Londra nell’aprile del 1986, pronta per essere battuta all’asta da Christie’s. Di fronte all’impossibilità di applicare retroattivamente la nuova Legge sul Patrimonio Storico del 1985, il Governo spagnolo avviò una battaglia legale senza precedenti e ottenne una sentenza storica, riuscendo a bloccare l’asta.
Il 9 aprile 1986 il Governo spagnolo firmò un contratto di acquisizione per 6 milioni di dollari, metà del valore di mercato del dipinto, di cui 3,5 milioni furono donati da oltre 75 enti e aziende private e i restanti 2,5 milioni furono coperti dallo Stato. Infine, il 17 aprile 1986, il dipinto arrivò a Madrid e dopo una grande mostra al Palazzo di Villahermosa, che attirò più di 30mila visitatori, trovò la sua collocazione permanente nel Museo del Prado.
Tuttavia, l’entusiasmo per il ritorno del Goya fu offuscato dalle polemiche sul costo dell’operazione. Il pagamento di 6 milioni di dollari (900 milioni di pesetas all’epoca) suscitò molte critiche e, anche se il Ministero della Cultura insisteva sull’uso del termine «risarcimento» per evitare di legittimare la vendita di un’opera che considerava rubata, in molti settori ci si chiese se il pagamento di tale somma non creasse un pericoloso precedente. Ciononostante l’opinione pubblica e i media la acclamarono come una delle operazioni di salvataggio artistico più complesse e riuscite nella storia della democrazia spagnola.
La marchesa di Santa Cruz di Goya accanto a una delle copie recentemente ritrovate. Foto: Museo del Prado
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