Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Beatrice Timillero
Leggi i suoi articoliIl mestiere invisibile di esporre arte è il nuovo volume di Marsilio a cura della giornalista Veronica Rodenigo. L’antologia include saggi e interviste relative alle diverse fasi e figure professionali coinvolte nell’organizzazione di una mostra, focalizzandosi in particolare sul ruolo dell’architetto. Approfondendo la complementarità tra gli ambiti curatoriali, logistici e di progettazione, il volume mira a chiarificare procedure solitamente vissute soltanto in prima persona dagli addetti ai lavori, svelando retroscena difficilmente intuibili a una prima impressione. L’analisi poggia su una sfida generale: ogni mostra è un’opera a sé e, nella sua unicità, richiede una gestione esclusiva delle risorse disponibili. Affiancando tuttavia alle svariate singole esperienze una molteplicità di casi studio più tecnici, il libro si configura come una guida ideale per coloro che mirano a raccogliere lo scettro oppure desiderano approfondire la conoscenza di un lavoro considerato, per l’appunto, “invisibile”.
Se, già nel titolo, la parola mestiere richiama un certo grado di artigianalità, gli interventi presenti all’interno della pubblicazione rimarcano la necessità di un approccio sartoriale, evidenziando come il lavoro non finisca con la progettazione ma si sviluppi attivamente in fase di allestimento. Le esperienze riportate dagli esperti dei cantieri dell’arte quali Alessandro Pedron, Massimo Alvisi, Maurizio Milan, David Landau, Annabelle Selldorf, Michele Coppola e Karole P. B. Vail, sono impreziosite dai contributi di Maurizio Torcellan, Luca Massimo Barbero e la stessa Rodenigo; questi ultimi sottolineano l’importanza tra visione artistica e visione tecnica, circoscritte a periodi e luoghi considerati effimeri.
L’invisibilità di questi molteplici sforzi nasce dalla necessità di consegnare un prodotto finito che risulti utile ma impersonale, al fine di favorire uno scambio il più possibile diretto tra il pubblico e le opere esposte. In questo senso è emersa in occasione della presentazione la volontà di richiamare l’attenzione dei critici e della stampa specializzata non soltanto sul contenuto delle mostre ma sulle idee e criticità risolte nei periodi di allestimento, per offrire delucidazioni riguardo aspetti più tecnici in uno spazio adeguato alla loro divulgazione.
Altri articoli dell'autore
Accanto alla dimensione istituzionale e spettacolare della Biennale, Venezia ospita un tessuto di gallerie d’arte contemporanea eterogeneo e spesso poco leggibile dall’esterno. Un sistema frammentato, distribuito tra centro storico e terraferma, che lavora su tempi lunghi e su un rapporto delicato con il contesto urbano, segnato da turismo, residenzialità ridotta e forte pressione simbolica. Le gallerie veneziane operano oggi tra vocazione internazionale e necessità di radicamento locale, muovendosi in equilibrio tra ricerca curatoriale, sostenibilità economica e visibilità globale.
All’interno di Palazzo Diedo, sede veneziana della Fondazione Berggruen Arts & Culture, Olaf Nicolai presenta «Eisfeld II», un’installazione che interviene sul piano nobile del palazzo introducendo un elemento estraneo e funzionale al tempo stesso: una pista di pattinaggio di circa cento metri quadrati. Il titolo, che in tedesco significa semplicemente “campo di ghiaccio”, non allude a metafore o narrazioni simboliche, ma descrive con precisione ciò che l’opera mette in scena.
Le realtà cittadine hanno allestito una proposta dal netto carattere internazionale, spaziando tra monografiche e collettive dal taglio decisamente contemporaneo
Cinque tavole rotonde, dieci realtà museali internazionali e due giorni di confronto a Palazzo Grassi per affrontare criticità comuni e ripensare la mediazione culturale



