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«C.S. #41 Freud Series» (1987) di Joseph Kosuth

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«C.S. #41 Freud Series» (1987) di Joseph Kosuth

Il fascino orientaleggiante di Venezia nelle stanze del Metropole

Un albergo di collezionisti per collezionisti: arte, design, antiquariato e un’incantevole contaminazione con l’Oriente, in un luogo prediletto dagli artisti

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Jenny Dogliani

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Gloria Beggiato è figlia di Pierluigi ed Elisabeth Beggiato, una storica e nota famiglia di albergatori e collezionisti veneziani. È proprietaria e direttrice del leggendario hotel cinque stelle Metropole, ubicato in un cinquecentesco palazzo nel cuore di San Marco, già raffigurato nella «Veduta di Venezia» di Jacopo de’ Barbari. In questo edificio Antonio Vivaldi compose «Le quattro stagioni» e hanno soggiornato Sigmund Freud, Marcel Proust e Thomas Mann, solo per citarne alcuni. È l’unico indipendente tra gli alberghi di lusso in laguna, un’atmosfera d’antan nell’incantevole giardino degli agrumi, nel bar in stile orientale, nella lussuosissima spa e nelle 67 camere, ciascuna uno scrigno con mobili, tessuti e oggetti preziosi capaci di trasportare i suoi avventori in epoche e mondi lontani ma sempre legati alla storia, anzi, alle tante storie di Venezia. 

Il Metropole ha anche un’anima museale, con gli oltre 2mila oggetti che Pierluigi ed Elisabeth Beggiato avevano collezionato in giro per il mondo.
Il Metropole raccoglie le due grandi passioni della mia famiglia, l’ospitalità e il collezionismo di antiquariato. Abbiamo tantissimi oggetti preziosi comprati in aste internazionali, in particolare in Inghilterra e in Francia. Sono esposti nelle aree comuni o integrati nelle camere, testimoni della stratificazione storica che caratterizza il Metropole quanto Venezia stessa.  

Da quando il Metropole è della sua famiglia?
L’Hotel Concordia è l’albergo di famiglia dove sono cresciuta. Mi ricordo la nonna che cuciva, che lavorava nel guardaroba, nelle cucine: le famiglie di albergatori vivono tantissimo dietro le quinte dell’hotel. Poi una cinquantina di anni fa è subentrato il Metropole, il nostro gioiello, qui abbiamo investito tutta la nostra passione. Sono stata tra i primi a portare a Venezia l’influenza orientale all’interno di un hotel, la stessa che si riscontra nelle architetture dei palazzi, negli archi gotici, nelle stoffe, nei tappeti, nei tessuti bizantini memori della grande fortuna commerciale della Repubblica Veneziana. Ho ricreato queste atmosfere con gli oggetti antichi, il profumo delle spezie, i velluti e le candele, rendendo il Metropole un luogo unico rispetto alle grandi catene nate puntando tutto sul contemporaneo. 

E avete accolto anche l’arte contemporanea.
Abbiamo l’opera site specific di Joseph Kosuth «C.S. #41 Freud Series», una frase scritta al neon dedicata a Freud allestita in permanenza all’interno del nostro Orientalbar & Bistrot (dove un tempo, quando il palazzo era un ricovero per fanciulle abbandonate, nell’epoca di Vivaldi, sorgeva una piccola cappella).

Oggi è tra gli alberghi più ricercati da artisti e musicisti... 
Nick Rhodes dei Duran Duran adora questo luogo, i suoi dettagli teatrali, le vanitas. Lenny Kravitz è stato ospite in una nostra bellissima suite con altana e vista straordinaria su San Giorgio. Molto drammatica e teatrale la suite «La Chiave», dove Vinicio Capossela è di casa e ha scritto un intero capitolo di un suo lavoro. Degli Young British Artist hanno soggiornato qui anche Tracey Emin e Gavin Turk. Facciamo tantissimi eventi e cocktail party, il bar è un luogo di ritrovo aperto fino a tardi dove sono gravitati tutti i nomi più importanti dell’arte contemporanea internazionale.   

Gloria Beggiato

Per la Biennale Arte avete qualcosa in programma?
A metà marzo abbiamo inaugurato una mostra degli artisti inglesi Rob and Nick Carter, curata da James Putnam, che ama questo luogo perché gli permette di realizzare progetti meno convenzionali rispetto a quelli di una galleria d’arte, ma molto interessanti e che si integrano perfettamente con l’ambiente. Rob and Nick Carter propongono un progetto di transforming art sul tema delle vanitas: proiezioni di soggetti antichi con un lento movimento, come il consumarsi di una candela. Sono un duo di artisti molto attraenti, legati agli Young British Artist, lei è la curatrice delle collezioni di The Groucho Club a Londra. 

Al Metropole si respira un’aria internazionale, ma anche profondamente veneziana. 
La nostra venezianità è la cosa più apprezzata e ricercata dai nostri clienti. Io uso principalmente oggetti e tessuti veneziani, la spa, molto orientale, è stata fatta in foglia d’oro da artigiani del posto, usiamo le lampade Fortuny, che sono tra le cose più belle di Venezia. Allo stesso tempo ci sono gli oggetti e i mobili di tutte le epoche collezionati dai miei genitori: ogni camera ha uno stile diverso. Dal Déco al Liberty, le suite più lussuose hanno mobili e oggetti del Settecento e rari memorabilia. Poi ci sono quelle in stile orientale. Tutte influenze che si respirano a Venezia. C’è anche una suite creata negli anni Sessanta molto interessante per il gioco di legni, di specchi, con colori molto accesi, un meraviglioso pezzo di storia del design, con una vista mozzafiato sulla laguna di Venezia. È richiestissima specialmente durante la Biennale di Architettura.  

Nella vostra collezione ci sono crocefissi, armature, mobili, cavatappi, ventagli, portabiglietti. Quali sono i suoi pezzi preferiti e come li «cede» agli spazi dell’albergo?
Ho una passione per i ventagli antichi, una delle collezioni più scenografiche cui ho riservato un intero piano dell’albergo. I miei preferiti sono i ventagli degli anni Venti in tartaruga e piume di struzzo, oggetti che adoro per la loro bellezza prima ancora che per la loro storia. Ce n’è uno in piume rigide bianche tutte dipinte, con una forma a picche, il gambetto in avorio traforato e un sapore orientaleggiante. Un’altra collezione eccezionale è quella dei portabiglietti da visita. Sono molto rari, in tartaruga, madreperla, argento, grandi circa come un portasigarette: tutti pezzi straordinari e tutti esposti. La collezione più importante è quella dei crocefissi, iniziata da mio padre affascinato non tanto dal simbolo del Cristo quanto dalle incredibili lavorazioni di alto artigianato che si sono succedute nei secoli per rappresentare questa immagine sacra. Abbiamo esemplari stupendi in legno di bosso, avorio e corallo. 

Lei da veneziana percepisce la fragilità di Venezia? Come la vive?
Sono estremamente preoccupata, ma anche coinvolta nel cercare delle soluzioni. È una città talmente meravigliosa e basata su una storia importante che dovrà salvarsi. Penso che le cose si evolveranno per proteggerla, non si può avere 20 milioni di visitatori l’anno in una città con un ecosistema così fragile, e si sono già messi in atto dei cambiamenti spontanei e responsabili. La Biennale ha un’enorme influenza positiva nell’evoluzione della città, i luoghi vicini alla Biennale stanno generando modelli sostenibili in equilibrio con essa: un turismo colto che vive Venezia in piccoli contesti, non nei grandi palazzi, in aree dove tornano a vivere il negozietto, il calzolaio, le piccole osterie, i piccoli bar, generando un modello che andrebbe allargato a tutta la città. 

«Beyond the Frame», Rob and Nick Carter

Jenny Dogliani, 26 aprile 2024 | © Riproduzione riservata

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