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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliA Halberstadt, nella Sassonia-Anhalt, gli archeologi stanno portando alla luce un insediamento medievale sorprendentemente ben conservato, ma quasi privo di oggetti d’uso quotidiano. Il dato più curioso emerso dagli scavi del sito di Am Frevelgraben è infatti ciò che manca: gli abitanti sembrano aver lasciato il villaggio in modo ordinato.
Le indagini, avviate a marzo dal Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie della Sassonia-Anhalt in vista dell’ampliamento della zona industriale orientale della città, hanno confermato quanto già suggerito dalle prospezioni geofisiche: si tratta di un insediamento abbandonato nel corso del Medioevo, un cosiddetto «deserted settlement».
Sotto il terreno sono emerse file di numerose capanne seminterrate, strutture lignee ormai scomparse ma riconoscibili attraverso i piani scavati nel suolo, oltre a fosse per lo stoccaggio, due pozzi e un articolato sistema di fossati. La suddivisione in lotti restituisce inoltre un’immagine insolitamente dettagliata dell’organizzazione della comunità.
Le tracce archeologiche mostrano che il villaggio cambiò nel tempo: sovrapposizioni e diverse disposizioni delle abitazioni indicano almeno due fasi di occupazione, mentre i fossati furono più volte modificati e ampliati. Anche l’area settentrionale, priva di abitazioni, doveva avere una funzione importante, come dimostrano le fosse e gli strati di frequentazione lungo l’antico corso d’acqua del Frevelgraben.
A sorprendere è soprattutto la scarsità dei reperti. Sono stati recuperati solo pochi frammenti di ceramica e alcuni oggetti metallici, tra cui fibbie, elementi di montaggio e un rubinetto in bronzo. Un’assenza che, secondo i ricercatori, potrebbe raccontare più dei reperti stessi: gli abitanti avrebbero lasciato il villaggio in maniera organizzata, portando con sé gran parte dei propri averi. Gli scavi proseguono e potrebbero chiarire come questa comunità si sia trasformata nel corso delle generazioni e, soprattutto, perché a un certo punto abbia deciso di partire.
Giorgio Valentini
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