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A Milano prende forma una mostra che si pone come un ambiente instabile in cui immagini in movimento, sculture e suono si intrecciano
- Alessia De Michelis
- 13 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
© Rosa Barba
Il cinema come dispositivo materiale di Rosa Barba da Vistamare
A Milano prende forma una mostra che si pone come un ambiente instabile in cui immagini in movimento, sculture e suono si intrecciano
- Alessia De Michelis
- 13 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliNegli spazi milanesi della galleria Vistamare, la nuova mostra di Rosa Barba, «Tangible kinships» (dal 18 aprile al 20 giugno), prende forma come un ambiente instabile in cui immagini in movimento, sculture e suono si intrecciano, ridefinendo il cinema come esperienza spaziale espansa. Le opere, realizzate in vetro, materiali trasparenti e dispositivi cinetici, rifrangono e riflettono la luce nello spazio espositivo, estendendo il film oltre lo schermo e coinvolgendo direttamente il pubblico.
Fulcro del progetto è «Charge» (2025), film in 35mm con suono ottico, presentato in anteprima al Museum of Modern Art di New York e qui visibile per la prima volta in Italia. Attraverso paesaggi segnati da infrastrutture industriali e centri di ricerca, l’opera indaga l’intersezione tra energia, ambiente costruito e sperimentazione scientifica, assumendo la luce come forza capace di incidere sui processi tecnologici e sul futuro stesso.
Da questo nucleo si sviluppa una riflessione più ampia sul cinema come dispositivo materiale: proiezione, tempo e spazio si sovrappongono in una dimensione che supera la linearità narrativa. La pratica di Barba, da sempre tesa tra realtà e finzione, permanenza e impermanenza, mette in crisi i limiti della percezione e della conoscenza, evocando un campo speculativo in cui immaginazione e ipotesi colmano le lacune del reale.
La mostra milanese conferma così la ricerca dell’artista sul rapporto tra fenomeni naturali e linguaggi visivi: come nell’astronomia, anche nel cinema la luce esiste solo in relazione all’oscurità. In questo equilibrio precario, Barba costruisce un’etica dell’immagine fondata su responsabilità, ospitalità ed empatia, trasformando il dispositivo cinematografico in uno strumento critico per leggere il mondo contemporaneo.