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Il «cilindrone bianco» che deturpa le vedute sul centro storico di Firenze

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Il «cilindrone bianco» che deturpa le vedute sul centro storico di Firenze

Il cilindrone bianco che a Firenze deturpa il paesaggio ma che è figlio di nessuno

All’onore delle cronache per un servizio sul «Corriere fiorentino», l’ingombrante antenna della Iliad è in realtà presente dall’inizio del 2023 nello skyline del capoluogo toscano, e nel corso del tempo ha ricevuto, in vari modi, tutti i nulla osta necessari

Stefano Miliani

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Dopo il «cubo nero» costruito in un nuovo edificio dopo la demolizione dell’ex Teatro comunale, e sul quale la Procura ha in corso un’inchiesta con almeno tredici persone indagate, sui tetti di Firenze spunta un altro intervento ad alto impatto visivo. Inevitabile che scateni polemiche con tanto di polemica della sindaca Sara Funaro verso la soprintendente Antonella Ranaldi.

L’oggetto è un cilindrone bianco che riveste un’antenna di un ripetitore della Iliad su un edificio presso viale Belfiore. Non rientra nei confini stretti del centro storico e del perimetro Unesco, è ai bordi, eppure dalla documentazione fotografica risalta fin troppo per il biancore sui tetti rossi e per le dimensioni. Non è nuovo: è stato montato su quel tetto dal gennaio 2023. Ne ha rivelato la presenza, e l’impatto con foto eloquente, il cronista Giulio Gori sul «Corriere fiorentino» di giovedì 23 aprile. Se dalla strada non si nota, chi vive ai piani alti in zona lo vede. E lo si vede nitidamente, in contrasto netto con il Campanile di Giotto sulla distanza, dal complesso del Social Hub sul viale Belfiore (per inciso un complesso che, architettonicamente parlando, a molti fiorentini non piace affatto).

Chiariamo: l’antenna non è abusiva o frutto di un illecito. Nient’affatto. Le procedure sono state rispettate. Solo che, dopo la rivelazione a mezzo stampa, il cilindrone sul tetto sembra diventare orfano. Figlio di nessuno.

L’antenna è stata montata con il via libera dell’Arpat, ovvero l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana, che deve valutare se le onde elettromagnetiche raggiungono una concentrazione troppo forte oppure no; in seconda battuta l’impianto ha avuto il via libera dalla Commissione paesaggio del Comune che aveva bocciato una prima proposta e l’ha poi autorizzata nel luglio del 2022.

A quel punto serviva il parere dirimente della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio, allora diretta da Andrea Pessina. L’istituto del Ministero della cultura non ha detto sì né no: trascorsi 60 giorni senza risposta, scatta il principio del silenzio-silenzio. «La Soprintendenza non si è espressa, la procedura è andata avanti col silenzio assenso. Queste trasformazioni sulle coperture, antenne, parabole, impianti tecnologici, incidono più di quanto possa immaginarsi. La realtà lo dimostra e spesso creano effetti cumulativi generalizzati. Non siamo in centro storico, ma questa antenna ha dimensioni e forma esagerate». Così ha risposto la soprintendente al «Corriere fiorentino». E commentando: «Speravo fosse uno scherzo».

L’accenno allo scherzo irrita non poco la sindaca: «La soprintendente si domanda se si tratti di uno scherzo. La domanda, a questo punto, la pongo io: le chiedo se stia scherzando lei». Funaro attacca Antonella Ranaldi: «Come la soprintendente sa benissimo le richieste, oltre ad arrivare ad Arpat e alla Commissione paesaggistica, seguono un iter ben definito dalle norme. E il silenzio-assenso non significa che la Soprintendenza non si sia espressa ma che nel tempo assegnato non ha ritenuto di esprimere un diverso parere rispetto a quello sottoposto al suo esame insieme al progetto. Quando si rappresentano istituzioni così importanti e strategiche, a maggior ragione a Firenze, non si rappresenta se stessi, ma bisogna assumersi la responsabilità dell’ente che si rappresenta». Né si può dimenticare che la commissione comunale aveva approvato la proposta, finanche in seconda battuta.

Il tutto accade mentre procede l’inchiesta diretta dal procuratore capo Rosa Volpe e dall’aggiunto Marilù Gattelli sull’ormai purtroppo famoso «cubo nero», il complesso residenziale per oltre 150 appartamenti di lusso costruito al posto dell’ex Teatro comunale, nella zona per lo più ottocentesca vicino a Borgo Ognissanti. Una torre ha vetrate scure, altre due hanno cubi bianconeri. Gli inquirenti vogliono appurare eventuali irregolarità e hanno iscritto nel registro degli indagati l’ex soprintendente della città metropolitana di Firenze Pessina (è notizia di questi giorni), dirigenti della direzione urbanistica del Comune, i membri della commissione paesaggistica dal 2015 al 2020, la proprietà dell’edificio.

Qualunque esito darà l’indagine sul «cubo nero», la vicenda del cilindrone bianco ricorda come la tutela del paesaggio urbanistico a Firenze, e non solo qui, sia prioritaria. Dalle cronache cittadine risulta che siano in attesa più di 340 richieste per montare antenne nel solo triennio 2025-27. Il capogruppo di Sinistra comune Dimitrij Palagi chiederà di estendere anche al di fuori dei confini Unesco i vincoli sull’impatto visivo. Massimo Torelli dell’associazione Salviamo Firenze ironizza: «In questa città c’è il consumo di cielo oltre a quello di suolo». Solo che in quel cielo fiorentino si stagliano monumenti come il Duomo, le cupole del Brunelleschi e della chiesa di San Lorenzo, il Campanile di Giotto, la Torre di Palazzo Vecchio. Vi pare poco?

Stefano Miliani, 24 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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