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Bianca Celeste
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Da sempre ritenuti fragili pur nella loro imponenza e maestosità, i bellissimi Bronzi di Riace, fiore all’occhiello della bronzistica greca di V secolo a.C. e del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC), sarebbero oggi a rischio a causa dei basamenti antisismici incapaci di continuare a garantire la stabilità delle due statue.
A mettere in guardia sul futuro dei due pregevoli capolavori è uno dei membri del Comitato scientifico del Museo reggino l’archeologo Daniele Castrizio, professore di Numismatica greca e romana all'Università di Messina, che ribadisce così le criticità impiantistiche e strutturali dell’edificio progettato dall’architetto Marcello Piacentini, criticità già rilevate dal direttore del museo Fabrizio Sudano che ha invocato interventi urgenti. Eppure, proprio un mese fa, il MArRC ha presentato il suo ricco piano strategico per il 2026-28 nel quale, tra i tanti obiettivi, figurano proprio l’ampliamento e il rinnovamento della Sala dei Bronzi con l’adeguamento dei supporti sismici delle statue, interventi che però attendono ancora un finanziamento. Ci sono poi la volontà del Museo di posizionarsi come punto di riferimento del Mediterraneo, anche a livello internazionale, migliorando l’offerta museale, l’accessibilità e la valorizzazione, e rafforzando il legame con il territorio e le realtà locali, stringendo forme di collaborazione e partenariato. Tornando ai due «eroi venuti dal mare», secondo Castrizio il marmo dei due basamenti sarebbe compromesso e nella malaugurata eventualità di un episodio sismico le due sculture sarebbero a rischio caduta.
Da quando sono stati pescati lungo la costa calabra al largo di Riace nel lontano 1972, i bronzi sono stati al centro di svariate problematiche e di un successo mediatico inaspettato, a cominciare dalla controversia sulla loro datazione e interpretazione che ha alimentato per anni un vivace dibattito tra gli studiosi, fino alla loro gestione nel museo (basi sismiche non adeguate e microclima da rivedere per una conservazione ottimale delle statue), alle trasferte negate in tour internazionali (per il MiC sono «opere inamovibili e intrasportabili») per arrivare alle sperimentali ricostruzioni «a colori» di Vinzenz e Ulrike Brinkmann, poco convincenti per gli addetti ai lavori ma estremamente affascinanti per il grande pubblico
Facciata del Palazzo Piacentini sede del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Foto MArRC
Bianca Celeste
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