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Bianca Celeste
Leggi i suoi articoliOttantacinque sepolture (di cui finora ne sono state identificate 16 appartenenti a individui adulti, 4 a bambini e 15 a infanti) e sontuosi corredi funebri di una necropoli arcaica di VI secolo a.C., sono emersi in un’area di duemila metri quadrati nel corso di lavori di ampliamento del noto pastificio Garofalo a Gragnano, in Campania.
La presentazione dei risultati delle indagini, condotte sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli in collaborazione con Geomed S.r.l., è avvenuta ieri, mercoledì 15 luglio, proprio nella sede del pastificio, in via dei Pastai a Gragnano, con la partecipazione di Luigi La Rocca (capo del Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale del MiC), Teresa Elena Cinquantaquattro (dirigente del Servizio scavi e tutela del patrimonio archeologico), Paola Ricciardi (soprintendente Abap per l’Area Metropolitana di Napoli) e Francesca Mermati, l’archeologa responsabile delle indagini che ha illustrato i reperti di maggior pregio. Preziosa si è rivelata la collaborazione con un’équipe multidisciplinare impegnata nell’analisi archeologica, bioarcheologica e archeometrica dei contesti rinvenuti.
La campagna, legata ad attività di archeologia preventiva, è iniziata nel 2025 mentre lo scavo da poco chiuso è stato coperto e secondo gli studiosi racchiuderebbe strutture ben più antiche pertinenti addirittura all’Età del Rame e del Bronzo. Di grande importanza si sono rivelati i resti umani che hanno offerto una panoramica della vita dell’epoca della comunità che risiedeva in quest’area che afferisce all’antica Stabia, non lontano dalle popolazioni di Longola e abbastanza vicino a Pompei. Dunque, un’area molto ricca dal punto di vista insediativo e che ha conosciuto differenti fasi abitative. Dai resti umani si sono potute evincere malattie dell’epoca, alimentazione e deformazioni scheletriche dovute allo svolgimento di lavori troppo pesanti. Numerosi e pregevoli i reperti che compongono i corredi funebri, probabilmente appartenenti a gruppi abbienti dell’Ager Stabianus: vasi e gioielli, tra i quali anche scarabei egizi di Naukratis, ambre zoomorfe, argenti e bronzi etruschi, testimoniano gli intensi traffici commerciali dell’epoca con i Paesi del Mediterraneo. Per i materiali si sta pensando a un’idonea collocazione, anche se il sindaco di Gragnano vorrebbe includerli nel costituendo Museo della Pasta di Gragnano che sorgerà non lontano dal luogo del ritrovamento. Una virtuosa sinergia tra pubblico e privato che illumina la storia della Campania preromana, come ha sottolineato Luigi la Rocca, che restituisce un capitolo importante di questo territorio, un’opportunità di conoscenza e di collaborazione tra sviluppo industriale e ricerca scientifica.
Uno dei reperti rinvenuti durante gli scavi in via dei Pastai a Gragnano (Na). © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Napoli
Bianca Celeste
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