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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliGiovanni Rizzo arrivò al Vittoriale nel 1923 con un mandato preciso firmato da Benito Mussolini: indagare su un furto di gioielli. Era una scusa. La vera missione del funzionario di polizia era sorvegliare Gabriele d'Annunzio, l'uomo che con l'impresa di Fiume aveva dimostrato di poter oscurare il regime. Eppure, l'isolamento forzato di Gardone Riviera produsse un effetto imprevisto.
Col tempo, il poliziotto divenne il confessore, il segretario e l'amico intimo del poeta, destinatario di sfoghi privati, timori superstiziosi e giudizi durissimi sul Duce. Questo nucleo di 83 manoscritti inediti, che d'Annunzio definì il segno di un legame «molto più delicato dell'amore», è stato riscattato dalla Fondazione Il Vittoriale degli Italiani nell'ultima asta romana di Finarte per una cifra intorno ai 20 mila euro. Un'acquisizione che sposta l'asse della sessione – conclusasi con un solido 80% di lotti venduti – dalla semplice operazione commerciale alla vera e propria tutela del patrimonio storico nazionale, con il carteggio che sarà digitalizzato e reso disponibile negli Archivi della Fondazione.
Manoscritti, Figure di Pirotechnia nuovamente inventate, 1730
Nelle stesse ore in cui lo Stato blindava i segreti del Vate, i collezionisti privati si scontravano a colpi di rilanci sui codici rinascimentali, polverizzando le stime della vigilia. A guidare la fiammata è stato un codice umanistico su pergamena di Sicco Polenton contenente la «Vita di Sant'Antonio», vergato a Padova nella seconda metà del Quattrocento e volato fino a 48,2 mila euro. Poco sotto, a quota 40,6 mila euro, si è posizionata la corposa miscellanea cinquecentesca di trattati di chirurgia firmata da Leonardo Bertapaglia.
Che il mercato cerchi l'unicità del dettaglio lo dimostrano anche i 30 mila euro necessari per aggiudicarsi un «Graduale» miniato di ambito fiorentino e i 25,4 mila euro per le «Rhetoricae» di Cicerone. Emblematico il caso di due lotti apparentemente distanti, un'edizione delle «Epistole» di Plinio del 1438 e il trattato «De confutatione hebraicae sectae» di Johannes Baptista Gratia Dei (1490): entrambi hanno raggiunto i 20,3 mila euro, con il secondo che deve gran parte del suo valore alle impronte digitali che il compositore lasciò fresche di stampa sulle pagine cinque secoli fa.
Filippo Tommaso Marinetti e Fillia, La Cucina Futurista, 1932
J.K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale, 1998
La seconda parte della sessione ha confermato che il collezionismo moderno si muove su binari sempre più trasversali, premiando sia l'illustrazione d'epoca che i fenomeni di costume. Un raro trattato settecentesco di ingegneria scenica, «Figure di Pirotechnia nuovamente inventate», ha trovato un compratore a 17,7 mila euro, seguito a breve distanza dai 16,5 mila euro sborsati per la «Raccolta di varie favole» di Giorgio Fossati, capolavoro veneziano dell'incisione a colori.
Ma è sul Novecento che si sono concentrate le sorprese più vivaci. La «Cucina Futurista» di Filippo Tommaso Marinetti e Fillìa, un manifesto culinario che partiva da poche centinaia di euro di stima, è stata contesa fino a 1,6 mila euro. La stessa identica cifra è stata necessaria per portarsi a casa il lotto più ambito dai bibliofili della nuova generazione: la prima tiratura italiana di «Harry Potter e la pietra filosofale» di J.K. Rowling. In questo caso, a fare il prezzo è stato un clamoroso errore grafico della prima stampa, che mostra in copertina il piccolo mago insolitamente privo dei suoi iconici occhiali da vista; un'anomalia subito corretta nelle edizioni successive, che trasforma questo volume in un pezzo di culto della moderna storia dell'editoria.
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