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Don Silvestro dei Gherarducci (1339-1399), I santi Pietro e Paolo, iniziale istoriata “N” tratta da un Graduale miniato su pergamena, Italia, Firenze, Santa Maria degli Angeli, 1371-1374

Christie’s

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Don Silvestro dei Gherarducci (1339-1399), I santi Pietro e Paolo, iniziale istoriata “N” tratta da un Graduale miniato su pergamena, Italia, Firenze, Santa Maria degli Angeli, 1371-1374

Christie’s

La miniatura che incantò Vasari: il ritorno all’asta di Don Silvestro dei Gherarducci

Una grande iniziale istoriata del 1371, ritagliata da un codice scomparso, riappare sul mercato da Christie’s con la stima di 150 mila e le 200 mila sterline

Riccardo Deni

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Appartiene a un’epoca remota il tempo in cui, tra le mura del monastero fiorentino di Santa Maria degli Angeli, a Firenze, i canti liturgici venivano accompagnati dallo sfogliare di monumentali pergamene miniate, dove l’oro zecchino brillava alla luce delle candele. Così fa ancora più impressione ritornare agli anni in cui la grande arte del Trecento toscano non era custodita nelle asettiche sale di un museo, ma viveva nella quotidianità della fede attraverso una versione monumentale della sua storia. Quando essa era, tra le altre forme, un volume corale d’uso liturgico, protetto dal silenzio dello scriptorium. 

Era tale anche tra il 1371 e il 1374, quando Don Silvestro dei Gherarducci muoveva i suoi passi verso la piena maturità artistica nel panorama della miniatura fiorentina. Un momento a sua volta magico, che torna alla luce il prossimo 8 luglio, quando Christie’s Londra offrirà, all’interno della vendita della collezione del Hon. Patrick e Lady Amabel Lindsay, un'opera realizzata dall'autore trecentesco.

Si tratta di una grande iniziale istoriata «N» raffigurante i Santi Pietro e Paolo, ritagliata da quello che gli inventari identificano come il Corale 2 di Santa Maria degli Angeli. Un oggetto raro per ogni collezionista, la cui stima oscilla tra le 150 mila e le 200 mila sterline. A guardarlo oggi, il foglio non assomiglia affatto a un semplice frammento superstite. Non c’è più il legame fisico con il codice originario, ma una solenne e quasi intatta composizione pittorica dominata dalle figure erette dei due santi che calpestano un pavimento finemente piastrellato, racchiusi tra le spire fantastiche di un drago che dà forma alla lettera. Del resto, queste pagine non erano destinate a una fruizione distaccata, ma venivano sfogliate dai monaci per intonare il canto della messa del 29 giugno, «Nunc scio vere, quia misit Dominus Angelum suum», recando sul verso ancora visibili le note quadrate su tetragramma rosso.

Per comprendere la portata di questo ritrovamento, basti pensare alle proporzioni e alle vicissitudini della primissima opera. Il volume da cui proviene fu mutilato e smembrato in epoca napoleonica, un destino di dispersione che avrebbe privato Firenze di molti dei suoi capolavori miniati, poi confluiti nella Biblioteca Laurenziana nel 1809 già ampiamente privati dei loro fregi più belli. L’esemplare di Christie’s porta inoltre con sé i segni affascinanti di un’opera che ha attraversato le più importanti collezioni britanniche dell’Ottocento e del Novecento. Acquistata inizialmente intorno al 1800 da William Young Ottley, custode delle stampe al British Museum, passò poi nella celebre raccolta di Lord Northwick e, nel 1925, venne rilevata per la vertiginosa cifra di 200 sterline da Maggs, prima di entrare nella collezione di David Lindsay, conte di Crawford, illustre saggista e fiduciario delle maggiori istituzioni museali del Regno Unito.

Il frammento mostra l’allontanamento di Gherarducci dalle asprezze dell’Orcagna per approdare a uno stile gotico lirico e raffinato, dove il dinamismo lineare si sposa con una tavolozza cromatica preziosa. Un livello esecutivo così alto da spingere lo stesso Giorgio Vasari, secoli dopo, a scrivere nelle sue Vite: «Ho veduto io stesso molte volte questi libri, e sono rimasto stupito dall’accuratezza del disegno e dalla bellezza dell’esecuzione». A rendere il lotto un pezzo unico concorre poi lo stato di conservazione quasi impeccabile, che preserva intatta l’eleganza di quella che è a tutti gli effetti una tavola dipinta in miniatura.

Don Silvestro dei Gherarducci (1339-1399), I santi Pietro e Paolo, iniziale istoriata “N” tratta da un Graduale miniato su pergamena, Italia, Firenze, Santa Maria degli Angeli, 1371-1374

Riccardo Deni, 01 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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