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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliMichele Mari è il vincitore del Premio Strega 2026. Lo scrittore milanese si è imposto con I convitati di pietra (Einaudi), raccogliendo 190 voti e superando Matteo Nucci, secondo con Platone. Una storia d'amore (Feltrinelli), fermo a 152 preferenze. La proclamazione è avvenuta nella cornice di piazza del Campidoglio, sede eccezionale scelta per celebrare l'ottantesima edizione del più importante riconoscimento letterario italiano.
Il risultato conferma un pronostico che si era consolidato nel corso delle ultime settimane. Mari era arrivato alla finale già in testa nelle votazioni preliminari e aveva conquistato anche il Premio Strega Giovani, ripetendo una doppietta che negli ultimi anni si sta affermando come indicatore decisivo dell'esito finale. Alla sua prima candidatura, Mari entra direttamente nell'albo d'oro dello Strega con un romanzo che trasforma una rimpatriata scolastica in un meccanismo narrativo implacabile. I convitati di pietra racconta un gruppo di ex compagni di liceo che, terminati gli studi, stringono un patto destinato a durare tutta la vita: incontrarsi ogni anno e alimentare una cassa comune che sarà assegnata agli ultimi tre sopravvissuti. Quella che nasce come una goliardata giovanile si trasforma progressivamente in una lotteria biologica, dove ogni morte modifica gli equilibri del gruppo e il trascorrere del tempo rende sempre più ambiguo il confine tra amicizia, competizione e destino.
Mari costruisce un romanzo di straordinaria precisione formale, in cui la lingua, ricca e controllata, sostiene una struttura narrativa che intreccia commedia nera, distopia e riflessione sul tempo. La vicenda si estende fino al 2050 e osserva con lucidità la progressiva dissoluzione di una generazione, trasformando il rito conviviale in un dispositivo attraverso cui interrogare il rapporto tra memoria, sopravvivenza e identità collettiva. Matteo Nucci, principale antagonista della serata, propone invece un percorso completamente diverso. In Platone. Una storia d'amore il filosofo greco viene sottratto alla dimensione monumentale per ritrovare una dimensione profondamente umana, facendo della filosofia un'esperienza vissuta prima ancora che un sistema di pensiero. Due libri molto distanti per tono e costruzione, che hanno rappresentato le due anime più solide di questa edizione. Più netto il distacco degli altri finalisti. Bianca Pitzorno ha ottenuto 84 voti con La sonnambula (Bompiani), seguita da Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi), 78 voti, Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori), 75 voti, ed Elena Rui con Vedove di Camus (L'Orma), 64 voti. Complessivamente hanno votato 643 giurati, pari all'80,4% degli aventi diritto. La vittoria di Michele Mari assume un significato che va oltre il risultato del premio. Dopo decenni di una produzione letteraria tra le più originali e rigorose della narrativa italiana, lo Strega riconosce finalmente uno scrittore che ha costruito un'opera coerente, capace di coniugare sperimentazione linguistica, profondità letteraria e forza narrativa. Un riconoscimento che consacra uno degli autori più influenti della letteratura italiana contemporanea.
Lavinia Trivulzio
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