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I Bronzi dorati di Pergola, l'ultimo grande monumento equestre dell'antica Roma

Scoperti casualmente nel 1946 nelle Marche, i Bronzi dorati di Pergola costituiscono l'unico gruppo scultoreo equestre romano in bronzo dorato giunto fino a noi. Un capolavoro assoluto dell'arte antica, ancora avvolto da interrogativi sulla committenza, sulla collocazione originaria e sull'identità dei personaggi, la cui storia intreccia archeologia, restauri, dispute istituzionali e nuove tecnologie museali.

Lavinia Trivulzio

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Nel patrimonio dell'arte romana esistono opere celebri perché perfettamente conservate, altre perché hanno influenzato la storia dell'arte, altre ancora perché costituiscono casi senza confronti. I Bronzi dorati di Pergola appartengono a quest'ultima categoria. Sono infatti l'unico gruppo scultoreo equestre romano in bronzo dorato di provenienza archeologica giunto fino a noi, un monumento che, per complessità, qualità tecnica e stato di conservazione, occupa una posizione assolutamente eccezionale nel panorama dell'arte antica.

Il gruppo è composto da due cavalieri, due cavalli e due figure femminili stanti. Gli studiosi lo collocano tra la tarda età repubblicana e i primi decenni dell'età imperiale, con una cronologia ancora oggetto di dibattito tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. La loro storia moderna inizia quasi per caso. Il 26 giugno 1946 due contadini rinvennero centinaia di frammenti di bronzo dorato durante alcuni lavori agricoli in località Santa Lucia di Calamello, nel territorio di Pergola. Quello che inizialmente sembrava un insieme informe di metalli si rivelò presto uno dei ritrovamenti archeologici più straordinari del Novecento italiano. I frammenti erano centinaia, deformati intenzionalmente prima dell'interramento e dispersi nel terreno, tanto da rendere il recupero e la ricostruzione un'impresa durata decenni.

Il primo grande protagonista di questa rinascita fu il restauratore fiorentino Bruno Bearzi, che dedicò oltre dieci anni alla ricomposizione delle statue. Un secondo intervento, tra il 1972 e il 1988, consentì di assemblare oltre trecento frammenti e di restituire finalmente l'unità monumentale dell'intero gruppo. Se la tecnica è ormai ben conosciuta (fusione a cera persa indiretta con successiva doratura a foglia) molto meno chiara rimane l'identità dei protagonisti. Le ipotesi formulate dagli studiosi attraversano oltre mezzo secolo di ricerche. C'è chi ha riconosciuto membri della dinastia giulio-claudia, chi importanti famiglie senatorie dell'ager Gallicus, chi ancora personaggi vicini a Cicerone o alla cerchia augustea. Nessuna proposta ha tuttavia raggiunto un consenso definitivo. L'incertezza riguarda anche il luogo originario del monumento: potrebbe provenire da Forum Sempronii, da Sentinum, da Suasa oppure da un altro importante centro romano dell'Italia centrale.

Questo margine d'indeterminazione costituisce uno degli aspetti più affascinanti dell'opera. I Bronzi continuano infatti a sfuggire a una lettura definitiva, lasciando aperte questioni che coinvolgono archeologia, storia politica e topografia antica. Dal punto di vista artistico, il gruppo rappresenta il vertice della scultura onoraria romana. Il cavaliere meglio conservato appare come un alto magistrato o un comandante militare ritratto nel gesto della salutatio, con il braccio destro alzato in segno di pace. La figura femminile principale, identificabile come una matrona appartenente all'élite senatoriale, conserva ancora l'eleganza della grande ritrattistica tardo-repubblicana. I cavalli avanzano con straordinaria naturalezza, impreziositi da elaborate bardature decorate con divinità, tritoni, nereidi e creature marine che testimoniano l'altissimo livello raggiunto dalle officine bronzee romane.

La storia contemporanea del gruppo non è stata meno complessa. Per oltre trent'anni i Bronzi sono stati al centro di una delle più accese controversie museali italiane. Dopo il restauro, Ancona e Pergola hanno rivendicato a lungo la loro esposizione, dando vita a un contenzioso amministrativo, politico e giudiziario diventato emblematico del rapporto tra grandi musei nazionali e territori di provenienza delle opere. Oggi il complesso è conservato nel Museo dei Bronzi Dorati e della Città di Pergola, progettato specificamente per garantirne le migliori condizioni conservative. Dal 2019 il percorso museale è stato ulteriormente aggiornato con un allestimento immersivo che integra strumenti multimediali e ricostruzioni digitali, permettendo al pubblico di comprendere la straordinaria vicenda del ritrovamento e del restauro.

Lavinia Trivulzio, 13 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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