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Una veduta del Museo de Bellas Artes di Bilbao, ristrutturato da Norman Foster

Foto Nigel Young

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Una veduta del Museo de Bellas Artes di Bilbao, ristrutturato da Norman Foster

Foto Nigel Young

Il Museo de Bellas Artes di Bilbao raddoppia senza tradire la propria anima

Un corpo aereo di vetro, sospeso sull’architettura esistente, amplia gli spazi espositivi e crea un nuovo cuore sociale. Norman Foster racconta il progetto, realizzato senza scavare e con materiali e imprese locali

«Quello che conta davvero è ciò che non si vede. Il museo davvero sostenibile è quello che si ricicla, per questo abbiamo conservato tutto: l’edificio neoclassico del 1945, progettato da Urrutia e Cárdenas e ispirato al Museo del Prado, e l’edificio degli anni ’70 progettato da Líbano e Deascoa, influenzato da Mies van der Rohe, che abbiamo collegato mediante il nuovo atrio facendolo diventare il cuore sociale del museo e il punto d’incontro dei suoi visitatori», afferma Norman Foster, più che soddisfatto del risultato dell’ampliamento del Museo de Bellas Artes di Bilbao, il cui spazio è aumentato del 60%, più del doppio, grazie a un corpo aereo di cristallo che sembra levitare sull’architettura esistente e a seconda delle prospettive si vede o non si vede. Non per niente il nome scelto per presentare anonimamente il progetto al concorso, sette anni fa, è stato «Agravitas».

«Il direttore, Miguel Zugaza, dovrebbe essere soprannominato Mr. Missione impossibile, perché è riuscito a mantenere il museo aperto durante tutti i lavori. Inoltre, per rispettare il parco che lo circonda non abbiamo scavato: sarebbe stato costoso, rischioso, e avrebbe rischiato di alterare la natura delle cose. Elevandosi al di sopra della struttura esistente, la grande galleria principale di 1.300 metri quadrati, per me la più bella sala d’esposizioni della Spagna, è completamente a cielo aperto. L’illuminazione è regolabile, consentendo anche l’oscurità totale. È uno spazio molto versatile, perché chi può sapere quale forma assumerà l’arte contemporanea nel futuro?», si chiede Foster, che ha affidato la soluzione strutturale all’ingegnere Julio Martinez Calzón (1938-2023), con cui aveva collaborato nella costruzione della Torre delle Telecomunicazioni di Collserola a Barcellona. «Noi architetti abbiamo sempre una visione utopica, ma poi bisogna fare i conti con la realtà: qui interviene il genio dell’ingegnere», aggiunge.

Una veduta del Museo de Bellas Artes di Bilbao, ristrutturato da Norman Foster. Foto Nigel Young

Norman Foster ha 91 anni, ma ne dimostra 20 di meno non solo nell’aspetto fisico, ma negli stessi movimenti, rilassati e rapidi allo stesso tempo, e soprattutto nella visione estremamente moderna dell’architettura. Vincitore del Pritzker Prize nel 1999, Foster ha firmato la sede centrale della banca HSBC di Hong Kong, all’epoca l’edificio più costoso e sofisticato del mondo, della sede di Apple a Cupertino, dell’ampliamento del Museo del Prado e dell’iconica cupola del Reichstag di Berlino, tra gli altri. Adesso è tornato a Bilbao, la città che ha trasformato con le stazioni della metropolitana quasi 30 anni fa. Cresciuto in un sobborgo di Manchester, città che condivide con Bilbao il passato industriale e la successiva trasformazione, Foster e la sua compagna, la sessuologa spagnola Elena Ochoa, hanno creato una collezione d’arte con opere di Zurbarán, Ai Weiwei, Bacon e Hockney. Per l’inaugurazione del Museo de Bellas Artes di Bilbao, realizzato con l’architetto basco Luis Maria Uriarte, ha donato tre sculture: due di Anthony Caro e una, affascinante, di Anselm Kiefer, costituita da una pila di libri collocata sul prato attorno al museo. «Mi sembrava altissima e chiesi ad Anselm di togliere un po’ di libri, ma adesso che la vedo di fronte al museo mi pare che ne abbia di nuovo bisogno. Devo chiedergli di rimetterli», ha affermato Foster. «Meno male che li abbiamo ancora», gli fa eco la Ochoa.

«Abbiamo usato solo materiali e imprese locali, soprattutto l’industria siderurgica basca, che utilizza acciaio verde. Non si trattava di realizzare solo un ampliamento, ma di dare una nuova vita e una nuova dimensione all’edificio, rispettandone l’anima», dice Foster, che ha potuto esaudire il sogno di ogni architetto: progettare un oculo come quello del Pantheon. Esso non solo collega la spettacolare sala dell’ultimo piano con l’atrio d’entrata, ma permette di ascoltare anche nelle sale superiori il suono delle lacrime di Euterpe, musa della musica e protagonista del monumento sonoro al compositore Juan Arriaga, morto a soli 19 anni.

Una veduta del Museo de Bellas Artes di Bilbao, ristrutturato da Norman Foster. Foto Nigel Young

«Si potrebbe dire che l’ampliamento ha sfiorato appena il museo, come se lo avesse baciato con molta tenerezza. E, quando si guarda fuori dalle vetrate, si nota un’affinità tra gli alberi all’esterno e i pilastri a forma di albero che sorreggono il nuovo corpo. Persino i colori sono simili, sottolinea. È importante garantire che le dimensioni degli spazi siano adeguate alle loro esigenze. E qui, ovviamente, si tratta di esporre opere d’arte, ma anche di garantire una dimensione sociale. Come dice Zugaza, i musei non crescono semplicemente ampliando i propri edifici, crescono quando ampliano la loro capacità di connettersi con la società, avendo così un impatto maggiore. Poi se pensiamo alla sala superiore credo che sarebbe molto difficile trovare uno spazio paragonabile a questo, che sia adattabile, generoso, flessibile e che offra viste modulari sulla città. Credo che sia raro in qualsiasi parte del mondo», assicura, senza nascondere la sua soddisfazione per la splendida sala diafana circondata da una terrazza di 700 metri quadrati, dove sono esposte le due sculture di Caro donate dalla famiglia Foster.

«Credo nel potere della cultura in termini di qualità della vita dei cittadini, ma anche nella sua capacità di attrarre turisti e visitatori. È stato un privilegio e un onore dare un contributo allo sviluppo di questa città, a Bilbao, attraverso la metropolitana e ora con questo museo, che celebra il suo 118mo anniversario (fu fondato nel 1908, Ndr) ed è stato il primo costruito in Spagna per ospitare arte contemporanea (il Guggenheim Museum Bilbao di Frank O. Gehry, a meno di 500 metri, è stato inaugurato solo nel 1997, Ndr)», ha affermato, e rivolgendosi a Miguel Zugaza, sempre al suo fianco, ha aggiunto: «Sei assolutamente incredibile. Dico sempre che le persone più straordinarie sono quelle che ti propongono grandi sfide. E tu, Miguel, me ne hai proposta una enorme».

Da sinistra: Miguel Zugaza, direttore del museo; Elixabete Etxanobe, deputata generale di Bizkaia; Ibone Bengoetxea, prima vice presidente e assessore alla Cultura e alla Politica linguistica, nonché presidente del Consiglio di amministrazione del Museo delle Belle Arti di Bilbao; Elena e Norman Foster; Juan María Aburto, sindaco del Comune di Bilbao; Gorka Martínez, direttore generale della Fundación Bancaria BBK; Luis Mari Uriarte, architetto collaboratore del progetto «Agravitas»

Roberta Bosco, 05 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Roberta Bosco

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