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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliS’intitola «La ricerca del principio» la mostra inaugurale della collezione permanente del Museo de Bellas Artes de Bilbao, che riapre le sue porte il 6 ottobre, rinnovato e ampliato dall’architetto britannico sir Norman Foster, Pritzker Prize nel 1999. «Questo museo può essere considerato un caso unico nel panorama spagnolo, per la sua collezione formata dalle numerose raccolte, donazioni, prestiti e depositi che ha ricevuto durante la sua storia e che continuiamo a ricevere. Più del 60% delle nostre opere sono arrivate in questo modo: è un museo della memoria, una collezione di collezioni», ha affermato il direttore Miguel Zugaza (Durango, 1964), che dopo 15 anni alla guida del Museo del Prado di Madrid, nel 2017 è tornato al museo che aveva già diretto tra il 1996 e il 2002. Per spiegare la peculiarità della genesi di questo museo, il direttore ha riconosciuto la generosità dei collezionisti privati che hanno contribuito a formare la sua collezione, intorno all’emblematica figura di Placido Arango, il filantropo e collezionista nato in Messico che visse e morì in Spagna e sostenne istituzioni importantissime come il Metropolitan di New York e il Museo del Prado, tra le altre.
«Il titolo della mostra inaugurale, “La ricerca del principio”, si ispira in uno scritto del poeta Ottavio Paz, compatriota e amico di Arango, che allude a una volontà di ricerca in cui convergono l’origine e il futuro», ha spiegato Zugaza, indicando le opere che accolgono i primi visitatori nello straordinario atrio disegnato da Foster, tra cui «Omaggio a Calder», una scultura aerea di Chillida, un’opera in vetro di Palazuelo e «Bilbao» di Richard Serra. «Abbiamo anche recuperato la fontana dedicata da Francisco Durrio al compositore Juan Crisóstomo de Arriaga, soprannominato il Mozart spagnolo, che già nel 1933 fu concepita come un’opera sonora», prosegue Zugaza, sottolineando che «Arango fu uno dei principali mecenati del museo, ma non bisogna dimenticare altre importanti donazioni tra cui quelle di Begoña Maria Azkue, l’ingente deposito di Max Ernst o la donazione di Patricia Phelps de Cisneros di una scultura di Gego». Alle opere di questa collezionista è dedicata anche la prima mostra temporanea della nuova serie «Visiones de Ultramar», sponsorizzata dalla Fondazione BBVA e curata da Estrella de Diego, che ha selezionato più di 150 opere per illustrare il fascino e la curiosità intellettuale che gli artisti viaggiatori europei provarono alla vista degli esuberanti paesaggi latino americani.
La maestria di Zugaza nell’allestimento espositivo risulta evidente lungo tutto il percorso, che oltre al centinaio di pezzi della Collezione Arango, concesso in comodato dalla famiglia fino al 2030, espone un migliaio di opere della collezione permanente (formata da quasi 20mila pezzi) che va dal IV secolo a.C. ad oggi. Massima è l’importanza riconosciuta alle artiste donne, presenti in ogni sala. «Non vogliamo mascherare la realtà quindi per sottolineare l’assenza delle artiste in alcuni periodi storici abbiamo incluso l’opera di una creatrice contemporanea», sottolinea Zugaza. È il caso della piccola fotografia della giovane Nerea Alfaro che si ritrae a fianco di un kouros del Museo Archeologico di Atene, nella sua stessa posizione, con un piede leggermente avanzato come a mostrare un passo in avanti o all’interno. «È un’immagine semplice e modesta ma piena di significato», conferma il direttore, che in questo nuovo allestimento ha incorporato 55 artiste e 150 opere mai esposte prima. «Anche se in questo momento non è molto di moda, ho scelto di proporre un ordinamento cronologico e di attribuire la giusta importanza alla scultura, che è stata centrale nello sviluppo dell’arte dei Paesi Baschi», spiega ancora Zugaza, che oltre alle sculture aeree di Juan Muñoz che dialogano con il grande atrio, ha dedicato l’ultimo piano alla creatività basca contemporanea con opere di June Crespo, Ibon Aramberri, le immagini di una performance realizzata a Istanbul di Jon Mikel Euba e l’opera sonora «Respirazione oceanica» di Itziar Okariz. Il percorso si conclude all’esterno con una serie di sculture collocate sia nell’Osservatorio dell’ultimo piano (con vista mozzafiato),, sia nelle terrazze che circondano il museo.
Roberta Bosco
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