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Muciv-Museo delle Civiltà di Roma

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Muciv-Museo delle Civiltà di Roma

Il Muciv come caso studio al simposio sul rapporto tra museo e architettura

Si terrà domani, 14 gennaio, alla Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi la tavola rotonda «New Architectures, New Museums» al cui centro, oltre al museo romano, ci sono il Metropolitan Museum of Art di New York e il Musée du Quai Branly-Jacques Chirac

Alessia De Michelis

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Nel dibattito internazionale sulle trasformazioni del museo contemporaneo, il Muciv-Museo delle Civiltà di Roma si afferma sempre più come un laboratorio di ricerca e sperimentazione. La sua partecipazione, il 14 gennaio, al simposio «New Architectures, New Museums» alla Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi ne è una conferma significativa. Il museo romano è stato infatti selezionato come uno dei tre casi studio globali, accanto al Metropolitan Museum of Art di New York e al Musée du Quai Branly-Jacques Chirac.

Il simposio riunisce architetti, curatori, studiosi e direttori di museo per confrontarsi sul rapporto tra architettura, museografia e costruzione delle narrazioni delle collezioni, intese come strumenti critici capaci di incidere su politiche culturali, pratiche espositive e modalità di fruizione. In questo contesto, il percorso del Muciv si distingue per l’attenzione a temi chiave come accessibilità, ricerca interdisciplinare, analisi critica dei valori tradizionali e superamento dell’antropocentrismo verso un museo multispecie, sensibile alla sostenibilità e al rispetto delle culture indigene.

Il Muciv nasce dall’unione di collezioni provenienti da storici istituti nazionali (dal Museo Pigorini al Museo d’Arte Orientale «Giuseppe Tucci», dal Museo delle Arti e Tradizioni Popolari alle raccolte dell’ex Museo Coloniale) configurandosi come un museo enciclopedico che attraversa archeologia, demo-etno-antropologia, paleontologia e scienze della terra. Negli ultimi anni, importanti cantieri di messa in sicurezza e accessibilità, insieme a un vasto processo di riallestimento, digitalizzazione e ricatalogazione, hanno rafforzato una visione partecipativa e dialogica, in collaborazione con università, centri di ricerca e comunità patrimoniali.

Il dialogo con artisti e designer internazionali (tra cui Maria Thereza Alves, Sammy Baloji, Ali Cherri, Cooking Sections, DAAR o Formafantasma) contribuisce a rinnovare lo sguardo sulle collezioni antropologiche, spesso segnate da narrazioni unilaterali. Il riconoscimento parigino valorizza dunque un percorso sostenuto dalla Direzione generale Musei del Ministero della Cultura, che culminerà con il Grande Progetto Beni Culturali e con il nuovo allestimento unitario delle collezioni asiatiche entro il 2026-27. Un processo che restituisce il patrimonio alla comunità, ponendo inclusività e accessibilità come principi fondanti del museo del presente.

Alessia De Michelis, 13 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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