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Courtesy of Sotheby’s

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Il Mahzor Rothschild venduto per 6,4 milioni di dollari da Sotheby’s

Il prezioso libro di preghiera ebraico del 1415, restituito agli eredi Rothschild dopo la confisca nazista, torna protagonista sul mercato internazionale segnando un nuovo capitolo della sua storia secolare

Margherita Panaciciu

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Uno dei più straordinari libri di preghiera ebraici miniati giunti fino a noi dal Quattrocento è tornato al centro dell’attenzione internazionale, affermandosi tra i manoscritti più preziosi mai apparsi sul mercato. Il Mahzor Rothschild di Vienna, sopravvissuto a guerre, confische e a lunghi anni di oblio, è stato battuto all’asta da Sotheby’s il 5 febbraio per 6,4 milioni di dollari, in linea con le stime. La vendita arriva dopo la restituzione dell’opera agli eredi di Alphonse von Rothschild, ultimo proprietario prima che il volume venisse sequestrato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Secondo la casa d’aste, soltanto tre mahzor miniati di questo livello sono oggi conosciuti e tutti appartengono a collezioni private. Nel 2021 un altro esemplare, il Luzzatto High Holiday Mahzor, aveva stabilito un record con 8,3 milioni di dollari.

Il Mahzor è il libro liturgico utilizzato per le principali festività ebraiche, tra cui Rosh Hashanah e Yom Kippur, e raccoglie preghiere, testi rituali e componimenti poetici. L’esemplare viennese fu realizzato nel 1415 da uno scriba-artista ebreo di nome Mosè. Le sue pagine, impreziosite da foglia d’oro brunita, motivi vegetali dipinti e creature fantastiche dai colori vivaci, rivelano l’influenza della cosiddetta Scuola del Lago di Costanza, attiva nel XIV secolo nell’area compresa tra Germania, Svizzera e Austria. La qualità della decorazione e della legatura lascia supporre un utilizzo comunitario, più che strettamente privato.

Il manoscritto entrò nella collezione Rothschild nel 1842, quando il banchiere viennese Salomon Mayer Rothschild lo acquistò per una somma considerevole, 151 monete d’oro. Fece apporre sul frontespizio lo stemma di famiglia e, donandolo in seguito al figlio Anselm Salomon von Rothschild, aggiunse una dedica in ebraico che esprimeva l’auspicio di conservarlo «di generazione in generazione», affinché la Torah restasse viva sulle loro labbra.

Nel 1938 il volume si trovava nel Palais Rothschild di Vienna, nelle mani di Alphonse von Rothschild, quando il regime nazista confiscò le proprietà artistiche e culturali della famiglia, privandolo di ogni diritto legale sui beni. Alphonse riuscì a fuggire negli Stati Uniti con la moglie Clarice e le due figlie, ma morì nel 1942. Dopo la guerra, la collezione fu dispersa: alcune opere finirono in musei o raccolte private, mentre diversi manoscritti confluirono nella Biblioteca Nazionale Austriaca, dove rimasero per decenni senza adeguata catalogazione. Solo negli anni Novanta il fondo Rothschild venne inventariato; ulteriori studi condotti tra il 1998 e il 1999 dal Center for Jewish Art permisero di ricostruire l’importanza del Mahzor e di identificarne chiaramente la provenienza grazie allo stemma araldico. Nel 2021 il manoscritto fu esposto al Museo Ebraico di Vienna nella mostra «The Vienna Rothschilds: A Thriller», dedicata alla storia della famiglia. In seguito, una decisione dell’Austrian Art Restitution Advisory Board ne ha sancito la restituzione agli eredi di Alphonse e Clarice, che hanno parlato di un gesto carico di significato: un riconoscimento storico e, al tempo stesso, un passo verso la chiusura di una ferita tramandata per generazioni.

 

Margherita Panaciciu, 12 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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