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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoliCaccia agli spiriti al Kunstmuseum di Basilea. Il celebre museo svizzero ne sarà infatti infestato dal 20 settembre all’8 marzo 2026 grazie alla mostra «Fantasmi. Visualizzare il sovrannaturale» curata da Eva Reifert, che ha selezionato 160 opere di 80 diversi artisti dall’Ottocento ad oggi accostando arte e studi scientifici legati alla psicologia e al paranormale. La mostra si situa nella più ampia corrente internazionale che sta dedicando ricerche e approfondimenti all’approccio ottocentesco con la scienza. Non a caso Reifert ha lavorato a stretto contatto con Andreas Fischer dell’Igpp (Istituto per le aree di frontiera tra psicologia e salute mentale) di Freiberg, autorità di spicco nel campo della fotografia spiritica e dei fenomeni di materializzazione del sovrannaturale, e la storica dell’arte inglese Susan Owens autrice di The Ghost: A Cultural History (2017), che ha definito i fantasmi «ombre dell’umanità». «Oggi, il XIX secolo è considerato l’età d’oro della razionalità, della scienza e della tecnologia, afferma Reifert, ma fu anche un periodo di grande fioritura delle credenze sui fantasmi e le loro apparizioni. Nella seconda metà del secolo, i fantasmi divennero uno strumento per sondare la psiche e la vita interiore delle persone. L’epoca romantica produsse il desiderio di spettacoli e meraviglie, e la credenza negli spiriti fu affiancata da innovazioni tecnologiche, come quelle legate all’illusione. L’invenzione della fotografia intorno al 1830 portò all’ascesa della fotografia spiritica, con importanti sostenitori come William H. Mumler negli Stati Uniti e William Hope in Inghilterra. Le loro fotografie, che sembravano far riapparire i cari defunti, promettevano una vita dopo la morte e influenzarono notevolmente l’immagine popolare che ancora oggi abbiamo dei fantasmi». Il progetto curatoriale esclude infatti angeli, spiriti della natura, demoni e simili per focalizzare sul potenziale poetico ed evocativo del tema del fantasma come metafora capace di alimentare risposte critiche al mondo contemporaneo e sulla frequente percezione dell’artista stesso come medium.
Le sezioni sono 7: «Chiamare i fantasmi», «Vivere con i fantasmi», «Un’inquietante decostruzione», «Ai confini della percezione», «Traumi e rituali della memoria», «Percentuali», «Ectoplasmi e medianità in arte». L’allestimento, pensato per allenare i sensi alle esperienze liminali, è stato ideato da Alicja Jelen e Clemens Müller dello studio please don’t touch di Dortmund. La straordinaria influenza del paranormale sulla cultura ottocentesca è peraltro ben documentata dal catalogo curato da Eva Reifert ed edito da Christoph Merian Verlag, che contiene contributi anche del celebre assiriologo del British Museum Irving Finkel, della poetessa americana Emily Dickinson e dello scrittore tedesco Thomas Mann, oltre che di artisti contemporanei presenti in mostra come Corinne May Botz, Claudia Casarino, Adam Fuss, Tony Oursler e Cornelia Parker. Altri celebri artisti selezionati da Reifert sono William Blake, Leonora Carrington, Johann Heinrich Füssli, Paul Gauguin, Georgiana Houghton, Mike Kelley, Paul Klee, Edvard Munch, Meret Oppenheim e Odilon Redon.
Come scrive nel catalogo la direttrice del Kunstmuseum, Elena Filipovic, «I fantasmi non si limitano all’oscurità e al terrore. Nell’arte, come nell’immaginazione, i fantasmi spaziano dall’orrore all’umorismo, dalla malinconia alla malizia, come dimostra il meraviglioso spiritello che è diventato l’emblema di questo progetto: “Fantasmino”, creato dall’artista americano Tony Oursler. La figura incarna la giocosa stranezza dell’infestazione stessa, con i suoi malinconici occhi digitali che scrutano da sotto una tela cadente intrisa di bianco. I fantasmi, dopotutto, ci invitano anche a giocare, a immaginare nuove presenze e a mettere in discussione vecchie certezze. Sono promemoria di ciò che rimane incompiuto, irrisolto e aperto all’interpretazione».

Meret Oppenheim, «Gespenst mit Leintuch (Spectre au drap)», 1962. © 2025, ProLitteris, Zurich. Creditline: Kunstmuseum Liechtenstein, Vaduz

Benjamin West, «Saul and the Witch of Endor», 1777. Creditline: Wadsworth Atheneum Museum of Art, Hartford, CT. Bequest of Clara Hinton Gould