Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Ismaele Nones, «Bacio», 2024.

Courtesy l'artista e Tommaso Calabro.

Image

Ismaele Nones, «Bacio», 2024.

Courtesy l'artista e Tommaso Calabro.

Il Firmamento di Ismaele Nones a Venezia

La galleria Tommaso Calabro di Venezia presenta «What we hold, what we lose», personale di Ismaele Nones (Trento, 1992), in programma a Palazzo Donà Brusa fino al 4 aprile 2026. Tra mosaici, tele e opere su tavola, il percorso mette in dialogo passato e presente attraverso la ricerca dell’artista, tra riferimenti alla storia dell’arte e riflessioni sulla condizione umana

Redazione GdA

Leggi i suoi articoli

«What we hold, what we lose» è il titolo della nuova personale veneziana di Ismaele Nones. Una serie di lavori chiave della sua produzione si alternano a opere dell'ultimo lustro nelle sale regali di Palazzo Donà Brusa, sede della galleria Tommaso Calabro. Al centro della mostra spicca il mosaico «Verso l’Alto verso la Terra: Sguardo al Firmamento», già presentato a Ravenna durante la IX Biennale del Mosaico, qui affiancato da una selezione di opere su tela e tavola. Il risultato è un dialogo tra passato e presente, dove epoche diverse contribuiscono a una visione profondamente contemporanea.

La ricerca di Nones (Trento, 1992) affonda le radici in un territorio di confine. Figlio di un iconografo, ha imparato a considerare la storia dell’arte come «una cassetta degli attrezzi», uno spazio di confronto, dove le opere dei maestri del passato diventano interlocutori per esplorare le domande che da sempre accompagnano l'uomo. La sua arte crea un ponte tra mondi apparentemente lontani: l'arte bizantina del IV secolo, la matericità dell'Arte Povera e alcuni linguaggi della Pop Art britannica si fondono in uno stile personale.

Le sue tele sono popolate da figure ieratiche e ipnotiche, immerse in architetture indefinite e prospettive instabili. Sono scenari mentali più che reali, dove animali ispirati ai bestiari medievali diventano allegorie dell'essere umano e la vegetazione, di eco bizantina, sfida il realismo con colori inattesi. Nones non illustra, ma suggerisce: simboli religiosi e icone classiche vengono trasfigurati per esplorare temi della condizione umana come il conflitto, l’eros, la solitudine e l’alienazione.

 

Ismaele Nones, «Untitled», 2025. Courtesy l'artista e Tommaso Calabro.

Redazione GdA, 03 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Oltre sessanta opere tra disegni, sculture e specchi in una monografica alla Carpenters Workshop Gallery che esplora identità, memoria e relazioni umane, dal 12 marzo al 2 maggio 2026

 

La Repetto Gallery presenta la prima personale di Alessandro Piangiamore, «La polvere ci mostra che la luce esiste», un percorso tra video, sculture e installazioni che esplora fragilità, effimero e visibilità, trasformando polvere, luce e materia in metafora poetica, accompagnato da catalogo con saggi di Andrea Cortellessa e Julien Fronsacq

A cura di Lorenzo Giusti e Lara Facco, per la sua settima edizione, Radio GAMeC approda a Venezia come Evento Collaterale della 61. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, presentando «Pedagogy of Hope»

 

Martedì 17 marzo 2026, dalle 18.30 alle 19.30, in Triennale a Milano ci sarà un'incontro dedicato a Rosanna Bianchi Piccoli, una delle figure più rilevanti della ceramica italiana del secondo dopoguerra

Il Firmamento di Ismaele Nones a Venezia | Redazione GdA

Il Firmamento di Ismaele Nones a Venezia | Redazione GdA