Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Redazione GdA
Leggi i suoi articoliMerleau‑Ponty scriveva che luce, colore e profondità esistono solo perché il corpo le accoglie, le rende percepibili. In Sabrina Casadei questa osservazione si traduce in pittura concreta: non si tratta di rappresentare, ma di creare una relazione sensibile tra materia, artista e spettatore. Le superfici delle sue opere sono stratificate, porose, irregolari: riflettono, assorbono e si piegano alle leggi proprie dei materiali, diventando una «seconda pelle» che dialoga con il corpo e la percezione di chi guarda.
Francesca Antonini presenta «Giro di vento», la terza personale di Casadei, a cura di Marina Dacci. La mostra porta lo spettatore all’interno di un laboratorio di esperienza pittorica: il corpo dell’artista, invisibile sulla tela o sulla carta, è generativo. È la calamita che attira ciò che «dobbiamo sentire», guidandoci attraverso energie in movimento e disvelamenti continui. Il gesto di Casadei non è mai definitivo: la materia reagisce, scivola, stratifica, creando cristallizzazioni, trasparenze e tensioni temporanee.
Il lavoro con pigmenti, cera, tessuti e materiali diversi alterna campiture orizzontali a interventi verticali, combinando stratificazione e sottrazione. I taccuini e le piccole tessiture registrano visioni, mappe di cieli, correnti e fiori. Il tessuto, in particolare, richiama una dimensione corporea e meditativa, perchè cucire diventa un gesto che connette mente e corpo, memoria del fare e traccia della presenza fisica – oltre che eco di pratiche tradizionalmente femminili.
Nella pratica di Casadei emergono risonanze con Hilma af Klint per l’attenzione alla spiritualità e alla dimensione immateriale del colore. Ma mentre Klint costruiva sistemi simbolici e geometrie rigorose, Casadei resta ancorata alla materia e al gesto immediato, al dialogo diretto con la superficie. La spiritualità diventa esperienza vissuta e percepita, non codice da decifrare. Con Magdalena Abakanowicz il confronto riguarda il corpo e la materia: entrambe lavorano sulla presenza corporea, ma mentre Abakanowicz occupa lo spazio con sculture monumentali, Casadei lascia che pittura e tessuto restino aperti, sospesi tra superficie e profondità, in dialogo costante con la «volontà della materia». Il corpo qui è memoria e energia, non forma imposta.
Installation view Sabrina Casadei «Giro di Vento». Credits Filippo de Majo
Installation view Sabrina Casadei «Giro di Vento». Credits Filippo de Majo
Altri articoli dell'autore
Una mostra bipersonale a NP ArtLab mette in dialogo Matteo Capriotti e Francesca Mirabile in un percorso tra pittura, fotografia e scultura che esplora l’amore come forza primordiale
Da Monica De Cardenas la pittura torna a interrogare la figura umana senza rassicurazioni. La mostra collettiva «The Human Stain» riunisce otto artisti internazionali e riflette su identità, memoria e immagini in trasformazione.
A poche ore dal record da 107 milioni di dollari ottenuto da Danaïde da Christie’s, Pace ha annunciato la rappresentanza globale della successione di Constantin Brâncuși. L’operazione arriva mentre la grande retrospettiva dedicata all’artista attraversa Berlino e si prepara ad approdare al MoMA di New York. La mossa consolida il ritorno del modernismo storico al centro del mercato internazionale e apre nuove questioni sulla gestione delle fusioni postume, sull’autorità delle successioni e sulla crescente centralità delle mega-gallerie nella costruzione del valore museale e commerciale.
A New York, Karma presenta «Permanence», personale di Jeremy Frey che intreccia tradizione Wabanaki e ricerca contemporanea tra black ash, sperimentazione cromatica e nuove sculture in bronzo



