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Daria Berro
Leggi i suoi articoliScoperti a partire da marzo 1974 nel Sinis di Cabras nella Sardegna centro-occidentale, i «Giganti di Mont’e Prama», colossi di pietra alti oltre due metri risalenti alla civiltà nuragica (950-730 a.C.) e raffiguranti pugilatori, arcieri e guerrieri, rappresentano la più imponente testimonianza della statuaria antropomorfa del Mediterraneo antico. Divise tra laboratori di restauri e il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, venticinque statue del gruppo scultoreo sono ora visibili, restaurate e finalmente riunificate, nella nuova Sala del Paesaggio del Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras (Oristano) accanto a una quindicina di modelli di nuraghe e di betile (una pietra di forma conica o allungata piantata verticalmente nel terreno, con funzione rituale o sacrale). Dopo un’apertura speciale, in anteprima, il 3 e il 4 aprile, dedicata ai residenti di Cabras, il percorso espositivo sarà ufficialmente aperto al pubblico a partire dal 5 aprile. I venticinque «Giganti» rimarranno qui allestiti per un anno, prima di essere trasferiti definitivamente, nel 2027, nell’ala del Museo pensata per accoglierli e la cui ristrutturazione verrà avviata a ottobre.
«La nuova Sala del Paesaggio, fresca di un intervento infrastrutturale che ne ha permesso il raddoppio in tempi record, si affaccia sulla laguna che porta sulla collina di Mont’e Prama. Una scelta voluta e dovuta alla volontà di mantenere saldo il legame tra il complesso monumentale e il luogo in cui tutto ebbe inizio, con la scoperta del 1974», ha sottolineato Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama.
La riunificazione è il frutto di una sinergia istituzionale che ha visto collaborare il Ministero della Cultura, la Regione Sardegna, la Soprintendenza, il Comune di Cabras e i Musei Nazionali di Cagliari.
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