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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliTorino. Dei 443 lotti che costituiscono il catalogo dell’asta Bolaffi di arredi, dipinti e oggetti d’arte, per la vendita del 5 novembre, 113 provengono dalla «eredità rilasciata» di Bettino Craxi, su autorizzazione del Tribunale ordinario di Milano. Sono opere di diversa natura: da stampe e incisioni antiche e moderne a un gruppo di lucerne fittili di cultura mediterranea databili tra il I e il III secolo d.C.; da un nucleo di disegni del XIX e XX secolo ad alcune figure da presepe napoletano del XIX e XX secolo. Tra i lotti più importanti si notano un bronzo di Fortunato Depero del 1915 («Guizzo di pesce», esemplare numero 3 di sei da una tiratura postuma del 1960), che parte da una base d’asta di 10mila euro, e una gouache del 1971 di Alexander Calder («The wheel», 110x75 cm), quotata a partire da 20mila euro. Il lotto numero 313 dell’asta, notificato dal Ministero per i Beni e le attività culturali, raccoglie i cimeli garibaldini di Craxi: sedici sculture e sette bassorilievi in marmo, gesso, terracotta e bronzo; quattordici tra dipinti e disegni, tra cui ritratti di Garibaldi; alcune fotografie; sei ceramiche e vetri; due tessuti; una quindicina di documenti (lettere, autografi e articoli di giornale); 86 stampe e litografie; 10 medaglie; quasi 150 libri di argomento garibaldino. Tra questi lotti c’è anche un dipinto di Giovanni Carnovali, detto il Piccio: «Ritratto di Vittore Tasca da combattente», del 1863, un olio su tela (115x78,5 cm) che proveniva da una collezione privata bergamasca e che fu acquistato da Craxi a un’asta di Finarte il 1° giugno 1988 a 56,5 milioni di lire diritti compresi (le stime erano comprese tra 50 e 60 milioni). Il lotto 313 nel suo complesso ha ora una base d’asta di 70mila euro. Tra le opere da altre provenienze, due figure in terracotta di due scultori torinesi, i fratelli Ignazio e Filippo Collino, ritraenti i santi Pietro e Paolo, fecero parte della mostra del Barocco piemontese del 1963 (anche se non rientrarono in catalogo perché consegnate dopo la sua compilazione). Testimonia il prestito una bolla, con l’intestazione della Palazzina di Caccia di Stupinigi e con la firma di Luigi Mallè, allora vicedirettore del Museo Civico di Torino, dove si citano le due statuette (h 41,5 e 40 cm) come opera dei Collino. Le due figure recano qualche rottura, qualche mancanza e qualche restauro. Il lotto parte da una base d’asta di 5mila euro.
Giovanni Carnovali, detto il Piccio, «Ritratto di Vittore Tasca da combattente», 1863, olio su tela (115x78,5 cm)
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