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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliMaurizio Cattelan, noto per la provocatorietà della sua arte, ripropone in questi giorni a ridosso di Pasqua una delle sue opere più celebri: «La Nona Ora» (1999). L’opera raffigura papa Giovanni Paolo II (1920-2005) disteso a terra, colpito da un meteorite; il titolo invece è un riferimento al momento in cui Cristo spirò sulla croce il Venerdì Santo. Tramite la piattaforma online londinese Avant Arte, l’artista padovano (1960) ne lancia un’edizione in miniatura in resina dipinta a mano, per un totale di 666 esemplari (666, numero angelico o diabolico?). Il prezzo di questi multipli, che misurano 12,5x30 cm, è di 2.200 euro. La possibilità di acquistare l’opera sarà attribuita con un sorteggio che terminerà il 23 aprile.
Non è la sola novità. Cattelan ha anche istituito una linea telefonica di «confessione»: l’artista invita chi la chiama a confessare i propri peccati, dal 2 al 22 aprile, su una linea telefonica dedicata, negli Stati Uniti con un numero verde, fuori dagli Usa su WhatsApp. Chi verrà ritenuto «più bisognoso di assoluzione» verrà selezionato personalmente dall’artista e invitato a telefonare per confessarsi in diretta.
«Il confessionale culminerà in un evento trasmesso in diretta streaming al termine del periodo di tre settimane, durante il quale Maurizio ascolterà le confessioni in pubblico, offrendo non solo il perdono, ma anche la possibilità di un miracolo», come recita un comunicato.
Le persone selezionate per confessarsi in diretta parteciperanno anch’esse a un’estrazione per ricevere una copia gratuita di «La Nona Ora».
In un’intervista al quotidiano britannico «The Guardian», Cattelan ha parlato del suo rapporto con la religione cattolica. «Il cattolicesimo è qualcosa che ti cresce dentro, anche se cerchi di uscirne. È fede, teatro, controllo, conforto, tutto allo stesso tempo. Non sto cercando di difenderlo né di attaccarlo. Mi interessano le immagini che produce e la tensione che trasmettono. Se qualcuno si sente offeso, probabilmente significa che l’immagine è ancora viva».
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