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Due pagine del Codex Climaci Rescriptus

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Due pagine del Codex Climaci Rescriptus

Da un palinsesto del IX secolo, nuove scoperte sull’opera di Ipparco di Nicea

Un sincrotrone di Stanford sta riesaminando il manoscritto (Codex Climaci Rescriptus) su cui nel 2022 era stato scoperto un brano del Catalogo delle Stelle dell’astronomo greco. Grazie all’imaging multispettrale, si legge un nuovo testo che menziona costellazioni e coordinate stellari

Vittorio Bertello

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Tra il 2021 e il 2022, una scoperta destò molto clamore tra gli studiosi di storia della scienza. Venne allora dato l’annuncio che era stato ritrovato unn brano del cosiddetto Catalogo delle stelle, redatto da Ipparco di Nicea, un astronomo greco del II secolo a.C., che si riteneva perduto da oltre 1.800 anni.

Il manoscritto era stato ritrovato in una pergamena medievale detta Codex Climaci Rescriptus, un palinsesto (un testo antico «raschiato via» per scriverne sopra un altro). All’epoca, la pergamena aveva un grande valore: per questo si diffuse la pratica del palinsesto. I monaci hanno quindi «cancellato» un testo greco per ricopiarvi un’opera religiosa. Il testo, quasi interamente grattato via, si nasconde tuttora comunque sotto le righe di un testo religioso più recente, scritto dai monaci intorno al IX secolo.

In generale, il Codex Climaci Rescriptus è un palinsesto composito costituito da diversi manoscritti sottostanti, contenente testi in aramaico cristiano palestinese dell’Antico e del Nuovo Testamento, nonché due testi apocrifi, tra cui la Dormizione della Madre di Dio, ed è sovrascritto da trattati siriaci di Johannes Climacus (da cui il nome del codice). Il testo greco è stato datato al VII o VIII secolo, quello aramaico al VI secolo. Ora questo manoscritto è diviso in gruppi di fogli conservati in varie sedi.

Da gennaio la ricerca sul testo di Ipparco sta facendo progressi. Alcune pagine del codice, conservate al Museo della Bibbia di Washington, vengono studiate allo Slac (Stanford Linear Accelerator Center) di Stanford. Il sincrotrone, una macchina che accelera gli elettroni quasi alla velocità della luce, produce raggi X ultrapotenti. Proiettandoli sulla pergamena, i ricercatori distinguono i diversi tipi di inchiostro, tra cui quelli del Medioevo, ricchi di ferro, e quelli dell’antichità, più ricchi di calcio. Le nuove linee di testo risultate visibili con l’imaging multispettrale sembrano menzionare delle costellazioni e delle coordinate stellari.

Secondo un articolo pubblicato sulla rivista francese specializzata «Geo», lo storico francese Victor Gysembergh, del Cnrs di Parigi, sta esaminando una parte del palinsesto e spera di isolare una gran parte di dati: «L’obiettivo è recuperare il maggior numero possibile di queste coordinate». Aggiunge che questi dati contribuiranno a chiarire «alcune delle più grandi domande sull’origine della scienza». Il manoscritto, del resto, non ha ancora svelato tutto il suo contenuto. Finora sono state analizzate solo undici pagine su duecento.

Vittorio Bertello, 30 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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