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Camilla Bertoni
Leggi i suoi articoliUna sessantina di opere per raccontare il grande fascino dei «French Moderns», attraversando un secolo che, da metà XIX a metà XX, ha visto le più grandi rivoluzioni del linguaggio artistico. La selezione di circa 55 maestri, per la maggior parte pittori, anche se il titolo della mostra punta al binomio «Da Monet a Matisse», in realtà parte dalle opere di artisti di una generazione precedente a quella di Monet (Parigi, 1840-1926), con Camille Corot (Parigi, 1796-1875) e Gustave Courbet (Ornans, 1819-77), comprendendo anche autori meno noti al grande pubblico e ancora legati ai principi accademici come Jean-Léon Gérôme (Versoul, 1824-1904) o William Bouguereau (La Rochelle, 1825-1905).
Tutte le opere provengono dal Brooklyn Museum di New York, organizzatore della mostra «Da Monet a Matisse. French Moderns 1850-1950», in viaggio negli Stati Uniti da diverso tempo e che ora approda alla Fondazione Bano di Palazzo Zabarella a Padova dove è visitabile fino al 12 maggio 2024. Fondato nel 1823 con il nome originario di Brooklyn Apprentices Library Association, il Brooklyn Museum ha una collezione di 140mila oggetti dall’arte egizia a quella contemporanea, tra le più vaste degli Stati Uniti, ed è considerato un pioniere tra le istituzioni americane per il precoce interesse rivolto al Modernismo francese. Fu il pittore americano John Singer Sargent a raccomandare all’amico Augustus Healy, allora presidente del consiglio di amministrazione del Brooklyn Museum, come ricostruiscono nel catalogo che accompagna l’esposizione i curatori Richard Aste e Jai Imbrey, l’acquisto di una serie di acquerelli di James Tissot. Si dava così inizio alle raccolte di opere dei modernisti francesi che fecero stupire il gallerista e fotografo americano Alfred Stieglitz, quando nel 1921 si recò in visita in occasione della mostra «Paintings by Modern French Masters».
La mostra, come spiegano Federico Bano, presidente dell’omonima Fondazione, e il suo direttore artistico, Fernando Mazzocca, si pone in linea con la programmazione culturale della fondazione padovana che «ha seguito i percorsi dell’arte moderna» e rievocato «i percorsi del grande collezionismo novecentesco» favorendo «la conoscenza di importanti realtà museali straniere». La scelta inizia dalle «suggestioni di romantiche e realistiche di Corot, Courbet e Millet, continuano Bano e Mazzocca, si passa alla rivoluzione impressionista di Monet, Sisley, Caillebotte, Pissarro, Renoir, per approdare coerentemente alle avanguardie novecentesche, tra i fauves e i cubisti, con Bonnard, Vuillard, Matisse, Léger, Derain». Importante la «presenza di Degas, in particolare con uno straordinario dipinto di grandi dimensioni» e quella di Auguste Rodin, tra i pochi scultori inseriti con grande rilievo nel percorso, organizzato per generi. Non mancano «alcuni protagonisti acclamati sulla scena internazionale e naturalizzati a Parigi, come il simbolista Odilon Redon, seguito da Boldini e Van Dongen. Presenti questi ultimi con due magnifici ritratti di grande formato, dominano la sezione finale della mostra, restituendoci l’evoluzione, tra le eleganze della Belle Époque e le inquietudini dell’Espressionismo, di un genere come il ritratto che si può considerare lo specchio di quella società in fermento», concludono Bano e Mazzocca.
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