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La Casa delle Contemporaneità al Centro Culturale Candiani diventa Muvec

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La Casa delle Contemporaneità al Centro Culturale Candiani diventa Muvec

La Fondazione Musei Civici di Venezia apre in terraferma il Muvec

Così, con un unico biglietto, l’arte contemporanea alla Fondazione si fa in tre, insieme alle altre sedi della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro e del Museo Fortuny

Camilla Bertoni

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Il 25 e 26 aprile a Mestre si festeggia, con ingresso gratuito (per tutti, non solo per i nati nel Comune di Venezia che ne potranno sempre beneficiare), la nascita di Muvec, la Casa delle Contemporaneità al Centro Culturale Candiani. «Una Casa che pone domande sul nostro passato recente, ma non vuole dare risposte univoche, spiega Elisabetta Barisoni, responsabile dell’Area Musei di Fondazione Musei Civici di Venezia (Muve), aprendosi ai cittadini di oggi e a quelli del futuro, per riflettere che cosa significhi oggi “contemporaneo”. La scelta di collocare qui il museo di arte contemporanea dell’area metropolitana rappresenta un atto politico oltre che culturale: riconoscere alla terraferma una centralità nuova, coerente con la sua evoluzione demografica e sociale». 

Così, con un unico biglietto, l’arte contemporanea alla Fondazione Musei Civici di Venezia si fa in tre, insieme alle altre sedi della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro e del Museo Fortuny. «Il Muvec, aggiunge Barisoni, diventa di fatto il più importante museo di arte contemporanea del territorio e punta avanzata della proposta della Fondazione fuori dal centro storico veneziano. Nasce ridisegnando e trasformando parte della struttura del Centro Culturale Candiani in un museo su due piani, con una collezione permanente e spazi espositivi per mostre temporanee. Non un semplice riallestimento, ma un vero restyling strutturale e concettuale che ridefinisce funzioni, percorsi e missione». 

Punto di partenza del racconto della contemporaneità del Muvec è il 1948, attingendo alle collezioni civiche di Ca’ Pesaro, sviluppato secondo un itinerario tematico più che cronologico seguendo tre direttrici. «“Ricostruzione” presenta le opere dell’immediato dopoguerra, spiega Barisoni, con correnti come Informale, Fronte Nuovo delle Arti e Spazialismo. “Costruzione” affronta invece quegli autori che si sono concentrati sulla nuova composizione geometrica, sull’arte minimal, sullo spazio e sul colore. Infine “Decostruzione” si affaccia alle correnti del nuovo millennio mostrando lavori in cui si scompongono gli elementi figurativi e formali e le opere invadono lo spazio; cadono anche le divisioni tra le scuole artistiche e nuove nazioni si affacciano al panorama dell’arte internazionale». 

Il Muvec si va ad aggiungere all’Emeroteca dell’arte, aperta a dicembre 2024 con dieci studi assegnati con il bando congiunto Fondazione Bevilacqua La Masa e Fondazione Musei Civici di Venezia per residenze d’artista. «Granda», seconda tappa della mostra collettiva di fine residenza a cura di Antonio Grulli, sarà visitabile fino al 17 maggio alla Casermetta est, nell’ambito di Forte Marghera, altro spazio inaugurato lo scorso dicembre come luogo espositivo permanente di Muve. 

Qui farà tappa nei giorni della Biennale, con il trio Canemorto, «Radiant Van», progetto di Luci d’Artista di Torino (di cui Grulli è direttore artistico). 

Alle proposte sulla contemporaneità di Muve, si aggiungono quelle di M9 Museo del ’900 in centro a Mestre, che ha scelto di chiamare l’arte a supporto della lettura storica del secolo scorso che è la sua missione: con una personale di Michelangelo Penso a cura di Leo Lecci e «Into the Land» del fotografo Giovanni Cecchinato (fino al 12 aprile), è stato inaugurato M9 Contemporaneo, nuovo contenitore dedicato alle espressioni del nostro tempo: «Un progetto diffuso, spiega la direttrice Serena Bertolucci, che accoglie in una cornice unitaria mostre e iniziative capaci di far dialogare la memoria del secolo scorso con le urgenze del presente».

Camilla Bertoni, 21 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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