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Hedwig Fijen.

© Manifesta 16 Ruhr Area. Credits Charlotte Ernst.

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Hedwig Fijen.

© Manifesta 16 Ruhr Area. Credits Charlotte Ernst.

Hedwig Fijen lascia Manifesta dopo 33 anni: si chiude una stagione della biennale nomade europea

Dopo aver contribuito alla fondazione e guidato per oltre tre decenni la piattaforma culturale itinerante, la storica dell’arte olandese passa il testimone a una direzione congiunta: Emilia van Lynden assume la direzione generale, Catherine Nichols quella artistica. La prossima edizione è prevista a Coimbra nel 2028

Nicoletta Biglietti

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Dopo oltre trent’anni alla guida di Manifesta, Hedwig Fijen lascia la direzione della biennale nomade europea. Una decisione che segna un passaggio significativo nella storia di una delle piattaforme culturali più sperimentali del panorama internazionale, nata con l’ambizione di mettere in relazione arte contemporanea, trasformazioni sociali e identità europee. Storica dell’arte olandese, Fijen ha accompagnato la crescita del progetto sin dalla sua fondazione, contribuendo a definirne l’identità e a consolidarne il modello itinerante.

La genesi della manifestazione risale al 1991, quando otto Paesi europei lanciarono l'iniziativa. All'epoca Fijen lavorava come curatrice presso il Netherlands Office for Fine Arts all'Aia. Inizialmente rifiutò la proposta di sviluppare il progetto, prima di accettare una sfida la cui portata e il cui impatto sarebbero stati difficili da prevedere. Quello che nasceva come esperimento si è trasformato in una biennale capace di trasferirsi ogni due anni in una diversa città europea, assumendo le specificità storiche, politiche e urbanistiche del territorio ospitante come punto di partenza per la propria indagine curatoriale.

Nel corso delle edizioni, Manifesta ha attraversato alcune delle principali trasformazioni dell'Europa contemporanea: dalla caduta del comunismo e dalla fine della Guerra fredda fino ai nuovi equilibri internazionali e alla ripresa dei conflitti sul continente. Ogni appuntamento è stato chiamato a confrontarsi con la storia, le tensioni e le aspirazioni del luogo ospitante. Un'impostazione che ha progressivamente ampliato il campo d'azione della biennale, sperimentando modelli curatoriali differenti, dalla curatela collettiva alle visioni urbanistiche, dalle assemblee cittadine alle forme alternative di mediazione culturale.

Dietro questa dimensione sperimentale si è sviluppato anche un complesso lavoro organizzativo. Come ricorda Gijs van Tuyl, già responsabile delle mostre nazionali e internazionali presso il Netherlands Office for Fine Arts ed ex direttore dello Stedelijk Museum di Amsterdam, Fijen ha dovuto confrontarsi costantemente con la ricerca di finanziamenti pubblici e privati e con le articolate strutture amministrative delle città coinvolte, affrontando procedure politiche e burocratiche differenti a ogni edizione. Una dimensione meno visibile del lavoro curatoriale, ma determinante per la continuità di una manifestazione itinerante.

Per il suo operato, Fijen ha ricevuto nel 2018 l'European Cultural Management Prize ed è stata inserita al 35° posto nella classifica delle cento personalità più influenti del mondo dell'arte pubblicata dalla rivista «Monopol». La sua direzione ha inoltre contribuito alla costruzione di una rete europea che coinvolge migliaia di artisti emergenti, giovani professionisti e operatori culturali in oltre dodici Paesi. Per molti artisti oggi affermati sulla scena internazionale, Manifesta ha rappresentato una prima significativa occasione di visibilità e confronto internazionale.

L'ultima edizione sotto la sua direzione, Manifesta 16 Ruhr, si è svolta nel 2026 nella regione della Ruhr, in Germania, coinvolgendo dodici chiese del secondo dopoguerra distribuite in quattro città. Intitolata «This is not a church», la manifestazione ha interrogato il destino degli edifici religiosi e le possibilità di ripensarne la funzione all'interno delle comunità contemporanee. Il progetto ha così proseguito una linea di ricerca che caratterizza la storia della biennale: utilizzare l'arte come strumento per leggere le trasformazioni dei territori e affrontare questioni sociali e culturali che li attraversano.

A testimoniare il peso della sua direzione sono anche le parole di Henry Meyric Hughes, già direttore della Hayward Gallery di Londra e primo presidente del Consiglio di sorveglianza della Fondazione Internazionale Manifesta, che descrive la biennale come un organismo continuamente alimentato da nuove idee, sfide e sorprese, riconoscendo nel coraggio, nella determinazione e nella tenacia di Fijen le condizioni della sua evoluzione. Bercan Günel, presidente della Fondazione Internazionale Manifesta, richiama invece il rapporto tra arte e verità attraverso una citazione di Nietzsche: «Abbiamo l'arte per non perire a causa della verità». Un riferimento che restituisce la dimensione culturale e politica attribuita alla manifestazione, chiamata a confrontarsi anche con le realtà più dolorose della storia e del presente.

Dopo la sua partenza, Fijen dedicherà i prossimi mesi a riflettere sulla nascita e sull'evoluzione di Manifesta, con l'intenzione di mettere per iscritto le esperienze maturate nella costruzione di una piattaforma culturale in un'Europa profondamente mutata dopo la caduta del Muro di Berlino. La successione sarà affidata a una direzione congiunta: Emilia van Lynden assumerà il ruolo di direttrice generale, mentre Catherine Nichols sarà direttrice artistica. Entrambe collaborano con Manifesta da diversi anni e saranno chiamate a guidarne la prossima fase. La 17ª edizione si terrà nel 2028 a Coimbra, in Portogallo.

Nicoletta Biglietti, 05 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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