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Pablo Picasso, «Guernica» (1937). Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía

© Sucesión Pablo Picasso. VEGAP. 2023

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Pablo Picasso, «Guernica» (1937). Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía

© Sucesión Pablo Picasso. VEGAP. 2023

«Guernica» di Picasso al centro di uno scontro politico in Spagna

All'origine, la richiesta da parte dei Paesi Baschi di ottenere in prestito il dipinto, perché sia esposto al Museo Guggenheim di Bilbao, tra il prossimo ottobre e giugno 2027, in occasione degli anniversari legati ai bombardamenti di Guernica del 1937

Roberto Mercuzio

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«Guernica», il celebre capolavoro di Pablo Picasso del 1937, è al centro di una polemica in Spagna. Il dipinto, che attualmente è conservato al Museo Reina Sofía, è stato recentemente chiesto in prestito per nove mesi per il Guggenheim Bilbao, dal primo ottobre di quest’anno al 30 giugno 2027, in occasione dei 90 anni del primo governo basco e dei 90 anni dalla tragedia di Guernica. Madrid ha rifiutato.

La storia dell’opera è movimentata. Realizzata nel 1937 per il padiglione spagnolo dell’esposizione Universale di Parigi, ha avuto fin dall’inizio un destino itinerante, non solo per il rifiuto di Picasso che fosse esposta in Spagna durante la dittatura. Tra gli ultimi anni Trenta e i primi anni Quaranta girò in diverse città europee e americane come simbolo della denuncia antifascista. A partire dal 1939 il dipinto fu conservato al Museum of Modern Art di New York, da cui partì ancora per alcune esposizioni temporanee.

Il rientro definitivo in Spagna avvenne nel 1981, dopo la fine del franchismo, con un’operazione meticolosa ed estremamente complessa dal punto di vista conservativo. Giunto a Madrid, prima al Casón del Buen Retiro e poi al Museo del Prado, nel 1992 il capolavoro fu trasferito al (come si chiamava allora) Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía. E, da allora, nonostante le numerose richieste nazionali e internazionali, non è mai più stato concesso in prestito.

La richiesta di trasferimento dei Paesi Baschi è una questione simbolica e politica pluridecennale. La prima motivazione è identitaria, storica e culturale: «Guernica» di Picasso, infatti, raffigura l’orrore del bombardamento subito dall’omonima cittadina basca (il suo nome basco è Gernika) il 26 aprile 1937 per mano dell’aviazione nazista, alleata di Franco. Da sempre i Paesi Baschi ritengono che debba trovarsi dove ha avuto luogo la tragedia. Una seconda ragione è il tormentato rapporto politico che lega Spagna e Paesi Baschi. Oggi questi ultimi sono perfettamente integrati nel Paese iberico, pur mantenendo una forte e importante autonomia, così come una lingua e una cultura particolare e unica, ma la storia degli ultimi settant’anni racconta vicende dolorose e sanguinose, con la nascita nel 1958 dell’organizzazione terroristica dell’Eta, nata come resistenza armata al franchismo, tristemente nota per i suoi attentati nel corso dei decenni e scioltasi, proprio come organizzazione armata, solo nel 2011.

Avere il quadro nei Paesi Baschi rappresenterebbe la chiusura di un cerchio storico e un riconoscimento dell’identità basca. L’artista Agustín Ibarrola (1930-2023), nativo di Bilbao, aveva dichiarato in tempi recenti: «Crediamo che la Guernica, situata a Guernica, nei Paesi Baschi, rafforzerà il rapporto e la comprensione tra i popoli della nostra Spagna plurinazionale e democratica».

Dopo il trasferimento dal MoMa di New York al Reina Sofia di Madrid, Guernica non si è mai più spostata: non sono mai state accettate domande di trasferimento, tanto meno quelle dei Paesi Baschi. La prima richiesta di portare Guernica nei Paesi Baschi, datata 1997 e firmata «Guggenheim», fu respinta. Così anche quest’ultima. Il Reina Sofia di Madrid ha spiegato in un comunicato la ragione del suo rifiuto: «L’opera è attualmente mantenuta in condizioni stabili grazie a un rigoroso controllo ambientale. Tuttavia, in vista di un possibile spostamento, il suo formato, la natura dei suoi elementi costitutivi e il suo stato di conservazione, unitamente ai numerosi danni subiti nel tempo, la rendono particolarmente sensibile a ogni tipo di vibrazione, inevitabile durante il trasporto di opere d’arte. Tali vibrazioni potrebbero causare nuove crepe, sollevamenti e distacchi dello strato pittorico, nonché lacerazioni del supporto, motivo per cui il suo spostamento è fortemente sconsigliato».

Ma l’esecutivo basco non si rassegna. E ha intensificato negli ultimi giorni gli incontri con il ministro di Cultura, Ernest Urtasun, per analizzare in quali condizioni sarebbe possibile un trasferimento temporaneo del dipinto. Il Museo Reina Sofía insiste sull’«alto rischio» per l’opera, mentre le autorità basche e quella centrale si sono rinviate a dopo Pasqua per affrontare la spinosa questione

Roberto Mercuzio, 01 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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