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Maurita Cardone
Leggi i suoi articoliSi articolano in una costellazione eterogenea di eventi le celebrazioni per i 250 anni degli USA, dal progetto ufficiale America250 alla task force presidenziale Freedom 250, fino ai programmi indipendenti di musei e istituzioni culturali. Mentre America250 punta su celebrazioni partecipative e popolari come «America’s Block Party», con eventi simbolici a Times Square e Los Angeles, la Casa Bianca, con Freedom 250, promuove una lettura più patriottica e nazionalista della storia americana. I musei, per parte loro, stanno seguendo una traiettoria autonoma, con mostre che utilizzano il 250° anniversario come dispositivo curatoriale per interrogare il rapporto tra memoria nazionale, identità e revisionismo storico.
A New York, ultima città ad essere evacuata dalle truppe britanniche e prima capitale federale degli Stati Uniti dopo l’indipendenza, molte istituzioni stanno costruendo programmi che intrecciano celebrazione storica e rilettura critica. Il Metropolitan Museum of Art ha lanciato un ciclo di installazioni e programmi dedicati alla Rivoluzione americana sotto il titolo generale «The Met Marks America’s 250th Anniversary». La mostra «Revolution!», fino al 6 agosto, affronta il conflitto rivoluzionario attraverso opere provenienti da diversi dipartimenti del museo, mettendo in relazione trasformazioni artistiche, simboliche e politiche della fine del XVIII secolo. Sempre a New York, la New York Historical presente «Revolutionary Women», mostra dedicata al contributo delle donne nella definizione dell'esperimento americano, attraverso lettere, documenti e reperti archeologici. Anche il Museum of the City of New York propone una lettura meno celebrativa del passato rivoluzionario con «The Occupied City: New York and the American Revolution», dedicata agli anni in cui Manhattan rimase sotto occupazione britannica. All’American Folk Art Museum, fino al 13 settembre, c’é «Folk Nation: Crafting Patriotism in the United States», che analizza il ruolo dell’arte vernacolare e dell’artigianato popolare nella costruzione dell’immaginario patriottico statunitense.
Dopo New York, la capitale americana si spostò per qualche anno a Philadelphia, dove vennero firmate sia la Dichiarazione d’Indipendenza che la Costituzione. Qui, al Philadelphia Museum of Art è in corso «A Nation of Artists», grande progetto espositivo che intende rileggere la storia americana attraverso le arti visive e la produzione culturale dal XVIII secolo a oggi, usando il 250° anniversario per interrogare il rapporto tra arte, democrazia e costruzione dell’identità nazionale americana attraverso una pluralità di voci e prospettive. Attuale capitale federale, Washington DC è sede della Smithsonian Institution, la più vasta rete museale della Nazione, che ha lanciato il programma «Our Shared Future: 250» che coinvolgerà i musei Smithsonian con oltre 30 mostre e programmi pubblici dedicati al significato contemporaneo della democrazia americana. La National Gallery of Art partecipa con due importanti mostre: «Dear America: Artists Explore the American Experience» (fino al 20 settembre), dedicata al modo in cui gli artisti contemporanei reinterpretano oggi l’esperienza americana, e «American Icon: The US Flag in Art» (fino al 6 dicembre), che analizza l’uso della bandiera statunitense nell’arte, tra patriottismo, protesta e critica politica.
In altre città, tante le istituzioni culturali che stanno sviluppando programmi per l’anniversario. Tra queste, il Museum of Fine Arts di Boston riapre a giugno le le gallerie dedicate all’arte delle Americhe del XVIII secolo con il progetto «America at 250», che intende rileggere la nascita artistica degli Stati Uniti attraverso il prisma delle relazioni transatlantiche, della schiavitù e della costruzione simbolica della giovane repubblica.
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