Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Maurita Cardone
Leggi i suoi articoliA New York l’estate è il momento dell’arte pubblica, quando la città diventa un museo all’aria aperta dove sculture, installazioni e interventi multimediali dialogano con strade, piazze e waterfront da esplorare a piedi, in metropolitana e con i traghetti. Per chi visita la città nei prossimi mesi, abbiamo creato un itinerario che attraversa Manhattan da sud a nord, per poi spingersi negli «outer borough», fino alle spiagge di Rockaway.
La passeggiata inizia nel cuore civico di Manhattan, nel City Hall Park, dove il Public Art Fund presenta fino al 15 novembre «Heads or Tails», la prima mostra pubblica dell’artista americana Genesis Belanger. L’esposizione si sviluppa attraverso tre vignette scultoree che riflettono su temi centrali della contemporaneità: giustizia, desiderio, consumo e superstizioni urbane. Due figure accovacciate reinterpretano l’immagine tradizionale della Giustizia bendata; altrove compaiono alberi da frutto e piante artificiali, in una riflessione sulla difficoltà di distinguere ciò che è autentico da ciò che è artificiale. Al centro del parco alcuni uccelli in cemento colorato pescano monetine dalla fontana, evocando la scomparsa del penny, moneta destinata a uscire dalla circolazione nel 2026. Camminando verso nord, oltre Chinatown, all’incrocio tra Bowery e Prince Street, la nuova piazza pubblica realizzata con la recente espansione del New Museum ospita «Venus Victoria» di Sarah Lucas, inaugurata il 12 maggio e visibile per i prossimi due anni. Nota per l’uso dissacrante di oggetti quotidiani e per una pratica che mette in discussione stereotipi di genere e convenzioni sociali, Lucas propone una monumentale figura femminile, nata dalla serie «Bunny», seduta sopra una gigantesca lavatrice. L’opera sovverte con humour la tradizione dei monumenti pubblici, storicamente dominata da figure maschili, trasformando un oggetto domestico in un improbabile piedistallo monumentale. Restando nel Lower Manhattan, vale la pena tener d’occhio anche il programma «Toward Sanctuary», promosso da Creative Time e sviluppato attorno all’imminente commissione pubblica di Guadalupe Maravilla, con date nel corso di tutta l’estate. L’artista salvadoregno-americano, noto per un lavoro che intreccia scultura, performance, pratiche di guarigione e riflessioni sull’esperienza migratoria, è al centro di una serie di incontri e iniziative diffuse in città dedicati al concetto di santuario come spazio di protezione, comunità e solidarietà. La commissione vera e propria sarà annunciata prossimamente, ma il progetto offre già una chiave di lettura sul ruolo sociale e partecipativo dell’arte pubblica contemporanea. Proseguendo verso nord si raggiunge Madison Square Park che, fino al 6 dicembre, ospita «Alfarero del Barrio (Village Potter)» di Roberto Lugo. Artista, ceramista, poeta e attivista di origini portoricane, Lugo porta a New York un intervento che trasforma il parco in un omaggio monumentale alla cultura portoricana attraverso due grandi sculture dipinte a mano: un idrante alto oltre quattro metri e una gigantesca urna di sei metri decorata con ritratti di figure simbolo della comunità portoricana, tra cui il rapper Bad Bunny. Tavoli da domino dipinti e grandi fioriere ispirate a pneumatici completano l’installazione, invitando il pubblico a sostare, giocare e partecipare.
Da qui il percorso piega verso ovest, lungo la High Line. All’altezza della 30th Street, sulla terrazza affacciata su 10th Avenue, si incontra «The Light That Shines Through the Universe» di Tuan Andrew Nguyen, quinto progetto commissionato per l’High Line Plinth e visibile fino all’autunno 2027. Alta oltre otto metri, la scultura rende omaggio ai Buddha di Bamiyan, in Afghanistan, distrutti dai talebani nel 2001. Contemporaneamente l’artista evoca gli effetti della guerra sul Vietnam, suo Paese d’origine, ricreando le mani del Buddha, scomparse ben prima della demolizione delle statue, in ottone ottenuto dalla fusione di bossoli e residuati bellici e posizionate a formare «mudra» (gesti o sigilli simbolici praticati soprattutto con le mani, utilizzati nello yoga e nella meditazione, Ndr) che simboleggiano compassione e coraggio. Ritornando verso Midtown, una deviazione lungo Park Avenue, tra la 34ma e la 39ma strada, permette di scoprire le nove sculture monumentali di Dorit Levinstein, installate fino a maggio dell’anno prossimo. Le opere dell’artista israeliana introducono forme sinuose, tonalità vivaci e figure in movimento nel tessuto urbano di Manhattan, giocando con i colori delle aiuole che attraversano l’elegante boulevard. Se anche di notte non potete fare a meno della vostra dose d’arte, tappa obbligata è Times Square dove 364 notti all’anno, alle 23:57, per tre minuti, quasi cento schermi pubblicitari partecipano a «Midnight Moment», il più grande programma di arte digitale pubblica al mondo. A luglio protagonista è il collettivo indonesiano Tromarama con «Turn On #2», un’opera che riflette sul modo in cui la tecnologia modifica la nostra percezione della realtà. Ad agosto arriva invece Maia Chao con «Studies for American Idle», lavoro che osserva i comportamenti dei visitatori di Times Square e li mette in relazione con i software utilizzati per prevedere i movimenti delle folle.
L’ultima fermata a Manhattan è all’angolo sudest di Central Park, nella Doris C. Freedman Plaza dove fino al 2 agosto c’è «First Sun» di Monira Al Qadiri, grande scultura in alluminio dipinto che reinterpreta la figura del dio egizio Khepri, associato al sole nascente. L’artista immagina una creatura ibrida, metà umana e metà scarabeo, che interroga il rapporto tra esseri umani e natura e sulla necessità di ristabilire un equilibrio tra le due dimensioni. Prossima fermata: Brooklyn. Per attraversare l’East River si può prendere un traghetto direzione Dumbo. Qui il percorso prosegue al Brooklyn Bridge Park, dove fino al prossimo 8 marzo si trovano le sculture di Woody De Othello. Per «Guardian Spirit» l’artista americano di origini haitiane espone sette sculture di bronzo o legno di sequoia ispirate agli «nkisi», oggetti rituali dell’Africa occidentale e centrale associati a protezione e guarigione. Telefoni, pettini, mani, orecchie e trombe diventano elementi monumentali che evocano il potere emotivo degli oggetti quotidiani e le connessioni tra dimensione materiale e spirituale. Se poi volete combinare l’arte con una giornata in spiaggia, la destinazione ideale è Rockaway Beach, nel Queens. Qui, fino al 13 settembre, il Public Art Fund presenta «Between Tides», mostra collettiva che trasforma i tavoli da ping-pong in sculture utilizzabili dal pubblico. I progetti di Moko Fukuyama, Ilana Harris-Babou, Las Hermanas Iglesias, Carlos H. Matos, Amalia Pica e SUPERFLEX dialogano con il paesaggio costiero e con la straordinaria diversità culturale del Queens, invitando residenti e visitatori a giocare e interagire direttamente con le opere. Per un’altra escursione estiva, un breve ma scenografico viaggio in traghetto vi porterà a Governors Island dove, dal 30 luglio al 30 novembre, sulla sponda occidentale dell’isola affacciata sul porto di New York, sarà installata «The Oyster» di Alan Michelson. L’artista Mohawk realizza un anfiteatro-scultura costruito con conchiglie recuperate e strutture metalliche, ispirato ai grandi depositi di ostriche che caratterizzavano l’area in epoca precoloniale e ai progetti di ripristino dell’ecosistema della baia portati avanti oggi dal Billion Oyster Project. Pensata come monumento, habitat ecologico e spazio di incontro, l’opera è una meditazione sulle storie indigene del territorio e sulle possibilità di riparazione ambientale.
Maurita Cardone
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
L’anniversario è un campo di battaglia simbolico, culturale e politico in cui si confrontano due idee opposte d’America: da una parte la riaffermazione patriottica dell’«eccezionalismo» nazionale, dall’altra una revisione critica della storia americana
Tante iniziative e mostre, dal progetto ufficiale «America250» ai programmi indipendenti di musei e istituzioni culturali, fino al presidenziale «Freedom 250», con cui la Casa Bianca promuove una lettura patriottica e nazionalista della storia americana
Una decina di opere, tra collezione permanente e prestiti, ambisce a restituire una visione concentrata ma completa della ricerca dell’artista torinese
I fondatori dell’istituzione che inaugurerà il 20 giugno, gli artisti Refik Anadol ed Efsun Erkılıç, puntano a definire un nuovo modello di istituzione culturale dedicata all’arte generativa e all’Intelligenza Artificiale, in dialogo con temi ambientali, sostenibilità tecnologica e conoscenze indigene



