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La copertina del volume

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Giannino Castiglioni, un grande scultore milanese tra fascismo e dopoguerra

Giannino Castiglioni, un grande scultore milanese tra fascismo e dopoguerra

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Chi non conosce i tre fratelli Livio, Pier Giacomo e Achille Castiglioni, autori di autentiche «icone» del nostro migliore design? E chi invece, oggi, ricorda Giannino Castiglioni, il loro padre? Pochissimi; eppure è sua una delle cinque porte del Duomo di Milano (quella con le «Storie di sant’Ambrogio»); suo il colossale «Cristo Re» sulla facciata dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; sua la poetica fontana, così amata dai milanesi, di piazza Sant’Angelo, con il «San Francesco» chino sulla vasca poligonale cui si abbeverano delle tortorelle di bronzo.

Molto famoso in vita, Giannino Castiglioni (Milano 1884-Lierna 1971), da un lato è stato oscurato dalla fama dei tre brillantissimi figli, dall’altro ha subito la sorte dei migliori artisti della sua generazione che, conosciuto il successo negli anni del fascismo, finirono con l’essere identificati con quella stagione politica, subendo poi per decenni un’autentica damnatio memoriae. È quindi un’autentica (ri)scoperta quella offerta dalla monografia curata da Eugenio Guglielmi, in cui si ripercorre il suo cammino di scultore, incisore e pittore, dagli anni della formazione, all’Accademia di Brera, in una Milano tardosimbolista e Liberty, attraverso la prima produzione, di segno ancora bistolfiano, e le successive stagioni tra déco e novecentismo, fino alla porta del duomo, avviata nel 1935 ma inaugurata nel 1950, e agli ultimi, più asciutti lavori.

Conteso dalle famiglie dell’aristocrazia imprenditoriale lombarda, Castiglioni edificò per loro cappelle funerarie di grande bellezza, culminanti nell’invenzione dell’edicola del senatore Antonio Bernocchi, 1936, con quella «Via Crucis» ascensionale che si avvolge, come in una moderna Colonna Traiana, intorno al volume architettonico.
Con l’architettura, del resto, Castiglioni ebbe rapporti fruttuosi sin dagli anni Venti, quando realizzò le sculture per il Palazzo Legislativo di Montevideo e poi quando, dal 1935, con l’architetto Giovanni Greppi, creò i sacrari di Caporetto, del Monte Grappa, di Redipuglia e molti altri, colossali e severi omaggi ai caduti della Grande Guerra.
Valore aggiunto del volume è poi la ricognizione dei 350 gessi del suo studio, donati dagli eredi al Comune di Lierna, sul Lago di Como, in vista della creazione di una Gipsoteca.


L’arte del fare. Giannino Castiglioni. Scultore, a cura di Eugenio Guglielmi, 408 pp., ill. col. e b/n, Skira, Milano 2016, € 65,00
 

La copertina del volume

Giannino Castiglioni, Tomba famiglia Antonio Brenocchi (1936), Cimitero monumentale di Milano

Ada Masoero, 28 settembre 2016 | © Riproduzione riservata

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Giannino Castiglioni, un grande scultore milanese tra fascismo e dopoguerra | Ada Masoero

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