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Una veduta degli scavi di Seddin, villaggio a nord-ovest di Berlino

© Università di Göttingen

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Una veduta degli scavi di Seddin, villaggio a nord-ovest di Berlino

© Università di Göttingen

Germania, scoperto un edificio rituale di 2.800 anni fa: il mistero tra ossa bruciate e vasi giganteschi

Sono gli indizi emersi dagli scavi di Seddin, villaggio a nord-ovest di Berlino, dove rinvenimento archeologici potrebbero ridefinire la comprensione delle pratiche rituali dell’Età del Bronzo nell’Europa settentrionale

Giorgio Valentini

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Un edificio dalla pianta quasi perfettamente quadrata, fosse colme di ceramiche e resti animali bruciati: sono gli indizi emersi dagli scavi di Seddin, villaggio a nord-ovest di Berlino, dove una scoperta archeologica potrebbe ridefinire la comprensione delle pratiche rituali dell’Età del Bronzo nell’Europa settentrionale.

Portata alla luce nel mese di settembre, la struttura risale all’850 a.C. ca e misura 10,6 metri da Nord a Sud e 11,4 da Est a Ovest. La sua forma rappresenta un elemento eccezionale: gli edifici contemporanei della Germania settentrionale erano generalmente rettangolari e allungati. Franz Schopper, archeologo responsabile del patrimonio regionale del Land Brandeburgo, ipotizza che si tratti di un Templum, destinato ad attività cerimoniali o religiose.

A rafforzare questa interpretazione sono i reperti rinvenuti nelle fosse circostanti, contenenti grandi quantità di ceramiche, con recipienti dal diametro superiore ai 50 centimetri. Le dimensioni dei vasi suggeriscono che il sito potesse accogliere gruppi numerosi, forse riuniti per banchetti collettivi. Numerose sono anche le ossa animali, apparentemente sottoposte a combustione. Resta da chiarire se fossero i resti di pasti comunitari oppure il risultato di sacrifici rituali. Secondo Immo Heske, dell’Università di Göttingen e responsabile degli scavi, la combinazione tra l’edificio e le fosse con i recipienti costituisce una testimonianza finora sconosciuta nel contesto dell’Età del Bronzo nordica.

Il sito, oggi occupato da terreni agricoli, faceva parte di un insediamento che nel IX secolo a.C. avrebbe ospitato tra 200 e 300 persone, tra agricoltori, carpentieri, metallurgisti e altri artigiani. La struttura sorge inoltre in una posizione elevata, vicino al monumentale tumulo funerario di Seddin, tradizionalmente legato alla figura leggendaria di re Hinz. L’identità dell’uomo sepolto nel tumulo resta incerta: non esistono testimonianze scritte dell’epoca e i resti cremati, comprendenti frammenti ossei e denti, andarono perduti durante la Seconda guerra mondiale.

La nuova scoperta amplia così il significato di Seddin: non soltanto luogo di una sepoltura straordinaria, ma forse centro di aggregazione e pratiche rituali per le comunità dell’area. Ceramiche, ossa bruciate e tracce architettoniche costituiscono oggi gli indizi di un universo simbolico scomparso da quasi 2.800 anni, ancora in attesa di interpretazione.

Giorgio Valentini, 28 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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