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Un momento del restauro della Pala di Isenheim conservata al Musée Unterlinden di Colmar

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Un momento del restauro della Pala di Isenheim conservata al Musée Unterlinden di Colmar

Grünewald e de Haguenau, un dialogo ritrovato: le nuove scoperte su un capolavoro del Rinascimento tedesco

I risultati dell’intervento sulla Pala di Isenheim conservata al Musée Unterlinden di Colmar, condotto tra il 2018 e il 2022, sono raccolti nel volume «Le Retable d’Issenheim: la restauration d’un chef-d’œuvre», in uscita nelle librerie a dicembre

Giorgio Valentini

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Tre configurazioni, ante mobili e fisse, dipinti di drammatica intensità e sculture policrome: l’Altare di Isenheim, o Issenheim secondo la denominazione francese della città alsaziana, è una delle creazioni più straordinarie del Rinascimento tedesco e la più importante opera di Matthias Grünewald. Conservato al Musée Unterlinden di Colmar, il monumentale polittico torna protagonista grazie a un volume che raccoglie i risultati della campagna di restauro condotta tra il 2018 e il 2022. Le Retable d’Issenheim: la restauration d’un chef-d’œuvre, pubblicato da In Fine éditions d’art in collaborazione con il museo, sarà disponibile nelle librerie a dicembre.

Commissionato dall’abate Guido Guersi, noto anche come Guy Guers, per il monastero degli Antoniani di Isenheim, l’altare era destinato alla preghiera dei monaci e all’assistenza dei numerosi malati accolti nella comunità, in particolare quelli affetti dal Fuoco di Sant’Antonio. La sua struttura articolata consentiva tre diverse configurazioni, ciascuna capace di offrire una narrazione visiva e spirituale distinta. A polittico chiuso, la drammatica Crocifissione di Grünewald è affiancata da san Sebastiano e sant’Antonio abate; nella predella, la Lamentazione sul Cristo morto intensifica il pathos della scena, mentre san Giovanni Battista indica il Crocifisso.

La prima apertura rivela episodi della vita della Vergine, dall’Annunciazione alla Natività, passando per il Concerto degli Angeli, accanto alla spettacolare Resurrezione. La seconda dischiude invece il nucleo scultoreo realizzato da Nicolas de Haguenau, con sant’Antonio in trono tra sant’Agostino e san Girolamo, affiancato da due pannelli dipinti da Grünewald: l’incontro tra sant’Antonio e san Paolo eremita e le drammatiche Tentazioni di sant’Antonio.

È proprio il dialogo tra queste componenti a costituire uno degli aspetti più interessanti emersi dal restauro. Per la prima volta, dipinti, sculture e cornici sono stati studiati e restaurati congiuntamente, con il contributo del Centre de recherche et de restauration des musées de France. Le indagini hanno individuato corrispondenze nell’impiego del legno di tiglio e nelle tecniche di preparazione, approfondendo la conoscenza dei processi esecutivi. Sul versante pittorico, l’analisi di pigmenti, leganti, velature e sovrapposizioni ha restituito un quadro più preciso della sofisticata tecnica di Grünewald, attenta agli effetti di luce e materia.

Una scoperta significativa riguarda la policromia delle sculture di de Haguenau, a lungo considerata in larga parte posteriore: le analisi hanno dimostrato che quella oggi visibile risale prevalentemente all’inizio del XVI secolo. Le affinità con i dipinti suggeriscono un possibile dialogo tra le botteghe, senza consentire attribuzioni certe. Le ricerche hanno inoltre precisato alcuni aspetti iconografici e liturgici dell’opera. L’intervento ha privilegiato la conservazione della materia e la leggibilità del polittico, senza cancellarne le tracce storiche. 

Le Retable d’Issenheim: la restauration d’un chef-d’œuvre
aa.vv., 304 pp., 350 ill., In Fine éditions d’art, Parigi 2026, € 49

La copertina del volume

Giorgio Valentini, 23 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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