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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliGaeta ha presentato la propria candidatura a Capitale Italiana del Mare 2026. Il progetto è intitolato «Gaeta, Città della Cultura del mare. Blu: oltre l’Orizzonte, nelle radici dell’Essere» per superare la dimensione locale e proporsi come iniziativa di interesse nazionale, per mettere il mare al centro delle politiche culturali, educative, sociali ed economiche del Paese. La candidatura conta su un partenariato che coinvolge la Regione Lazio, le Province di Latina e Caserta, le Aree Metropolitane di Roma e Napoli, 22 Comuni costieri, la Camera di Commercio Frosinone Latina, l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale, l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale e oltre 80 partner tra enti pubblici, istituti scolastici, fondazioni, associazioni e imprese. Una rete che rappresenta circa 400 chilometri di costa tirrenica, dalla Campania settentrionale ai confini con la Toscana (Tarquinia, Civitavecchia, Fiumicino, Latina, San Felice Circeo, Sabaudia, Fondi, Itri, Formia, Minturno, Mondragone, Castelvolturno, Cellole, Sessa Aurunca, Bacoli, Giugliano in Campania, Monte di Procida, Pozzuoli, nonché le Isole di Ponza e Procida) e si allunga fino alla Sicilia con la città di Catania, che riconosce in Gaeta il baricentro simbolico e operativo di una macroarea storicamente e funzionalmente unita dal mare.
La città è stata protagonista di alcuni dei momenti più significativi della storia marittima e culturale dell’Italia, dell’Europa e del Mediterraneo, dal mito greco di Ulisse a Cicerone, dalla Battaglia di Lepanto alle esplorazioni di Giovanni Caboto, dall’Unità d’Italia, alla nascita della Marina Militare Italiana. Il dossier di candidatura si fonda su un programma strutturato che conta 42 eventi previsti nell’anno della Capitale, 16 opere pubbliche permanenti, un volume di investimenti stimato tra 45 e 50 milioni di euro, 9 progetti territoriali condivisi e un modello di governance multilivello che integra istituzioni, formazione, ricerca, imprese e comunità locali. Un impianto progettuale in linea con gli obiettivi del bando nazionale promosso dal Ministero per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, con il Piano del Mare e con le strategie europee sulla Blue Economy. Elemento distintivo, l’elaborazione del «paradigma blu», che amplia il concetto di sostenibilità oltre la dimensione ambientale, integrando quella umana, sociale e culturale.
Da sottolineare il progetto del Museo Diffuso del Mare, «un sistema integrato di luoghi fisici e digitali che trasforma il patrimonio urbano e costiero in spazio vivo di divulgazione, ricerca e innovazione, anche attraverso l’impiego di tecnologie avanzate come digital twin, osservatori mare-spazio e piattaforme immersive». Per il sindaco di Gaeta, Cristian Leccese, «con questa candidatura, la città non ha semplicemente partecipato a un bando, ma ha avviato un percorso strategico di lungo periodo, fondato su unità territoriale, innovazione progettuale e centralità della cultura e dell’economia del mare come asset per l’Italia». E Gaeta nel 2026 celebrerà due centenari significativi: quello della Scuola Nautica della Guardia di Finanza, e della fondazione del Pontificio Istituto delle Missioni Estere, «custodi» del Santuario della Montagna Spaccata.
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