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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliA Roma, nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, la direttrice Renata Cristina Mazzantini ha inaugurato «Promenade» (fino al primo marzo), la personale di Maurizio Cannavacciuolo che si inserisce nella scia delle esposizioni legate alle donazioni d’artista. Dell’artista, nato a Napoli nel 1954, è visibile un’installazione composta da 4 grandi oli su tela in bianco e nero, davanti a quali si trovano altrettanti vasi dipinti in ceramica, tutti realizzati tra il 2018 e il 2022. La mostra è curata da Marco Tonelli con Angelo Bucarelli e organizzata con il supporto della Galleria Giampaolo Abbondio (Milano/Todi) e di Open Capital.
«Excelsior» (2018) e «Hungry Angry Bird» (2019) sono entrambe di 2 metri di altezza per 3 di larghezza: si aggiunge la monumentale «Ophtalmosaurus fugax» (2018) che misura quasi 10 metri di larghezza per 2 di altezza. L’opera raffigura una sorta di sfilata regale bizantina, una passeggiata (di qui il titolo del progetto, «Promenade») in quello che viene definito come «un giardino magico dai sentieri interrotti, una zona di libero scambio semantico dove segnali e rebus visivi di ogni tipo (optical, illusionistici, ornamentali, volti umani e autoritratti dello stesso artista) sembrano comporre un frastagliato mosaico e indicare una via che non va in realtà in nessuna direzione». A queste si aggiunge «Metempsychosis, Circle Song Seven» del 2023 che, al termine della rassegna, sarà donata allo Stato e entrerà a far parte della collezione permanente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. E da contrappunto, ecco quattro vasi in ceramica smaltata, dai colori sgargianti e accesi, dal titolo «Be very happy!» (2022), alti poco più di un metro, realizzati da Davide Servadei presso la Ceramica Gatti di Faenza.
L’opera «Metempsychosis, Circle Song Seven» arricchisce la collezione della galleria «con un’espressione pittorica fibrillante, che rappresenta il microcosmo ironico e surreale di un artista che trasforma il segno grafico in un linguaggio visivo globale, che condensa in una bidimensionalità monocromatica l’invadenza consumistica dell’iconografia postmoderna». Opere di Cannavacciuolo sono conservate nella collezione permanente della Farnesina e nella Camera dei Deputati di Roma, oltre che nella stazione Cilea-Quattro giornate della Metropolitana di Napoli.
Una veduta della mostra con Renata Cristina Mazzantini in primo piano