Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

© BB_Studio_STRAFhotel_Goldschmied & Chiari

Image

© BB_Studio_STRAFhotel_Goldschmied & Chiari

Fumogeni e nubi colorate allo STRAFhotel di Milano

Goldschmied & Chiari trasformano l’hotel in dispositivo visivo e culturale, dove immagine, architettura e flusso urbano ridefiniscono il rapporto tra arte, tempo, spazio e vita quotidiana

Jenny Dogliani

Leggi i suoi articoli

Nella città della nebbia, un fumo denso e colorato accoglie gli ospiti dello STRAFhotel, trasformando uno stereotipo urbano nella ridefinizione culturale della città. È l’intervento site-specific del duo Goldschmied & Chiari, realizzato per gli spazi dello STRAFhotel di Milano, nell’ambito del programma culturale annuale STRAFhub. Situato nel centro storico, a pochi metri dal Duomo, STRAFhotel nasce nei primi anni Duemila come progetto che contamina ospitalità, architettura contemporanea e cultura visiva. Nel tempo la struttura ha sviluppato una linea di lavoro continuativa sul rapporto tra spazio alberghiero e produzione culturale, ospitando mostre, installazioni, performance e collaborazioni con artisti e designer internazionali. L’hotel si inserisce così in una genealogia milanese fatta di luoghi privati — showroom, fondazioni, spazi ibridi tra retail e cultura — diventate ormai note piattaforme di produzione e circolazione artistica, confluite in un più grande ecosistema che affianca quello istituzionale. STRAFhub è l’evoluzione strutturata di questa impostazione: un programma annuale che trasforma l’hotel in spazio espositivo diffuso, attraversato da pubblici diversi — ospiti internazionali, pubblico dell’arte, visitatori occasionali — capace di mettere in relazione produzione artistica e vita quotidiana dello spazio con una programmazione basata su una presenza culturale continua.

© BB_Studio_STRAFhotel_Goldschmied & Chiari

Intitolato «AMBIENTI. Lo spazio come esperienza», aperto al pubblico dal 18 marzo, il progetto di Goldschmied & Chiari indaga il rapporto tra immagine, architettura e contesto urbano, lavorando su dispositivi visivi temporanei che agiscono sulla percezione dello spazio più che sulla sua trasformazione fisica permanente. Fulcro dell’intervento l’installazione sulla grande vetrata della hall, costruita a partire da una delle Untitled Views del duo — immagini di nubi colorate generate attraverso fumogeni — affiancata da un video che documenta il processo di realizzazione. La vetrata, elemento architettonico centrale nello spazio dell’hotel, diventa superficie visiva attiva: un filtro che altera la relazione tra interno ed esterno, modificando temporaneamente la lettura dello spazio per chi attraversa la hall o per chi osserva l’edificio dall’esterno. Il lavoro dialoga direttamente con la natura stessa dell’hotel, luogo di passaggio, permanenze brevi, flussi continui. L’immagine non si impone come oggetto autonomo, ma come condizione temporanea dello spazio, destinata a mutare con la luce, la presenza dei corpi, il ritmo della città.

© BB_Studio_STRAFhotel_Goldschmied & Chiari

Goldschmied & Chiari, duo attivo dalla metà degli anni Duemila, sviluppa una ricerca che attraversa fotografia, video e performance, lavorando spesso su immagini generate da azioni reali. Il colore, nel loro lavoro, non è elemento decorativo ma evento fisico e temporaneo che occupa lo spazio e lo trasforma lasciando tracce visive e mnemoniche. Le Untitled Views sono dunque paesaggi artificiali prodotti da azioni performative, sospesi tra documentazione, immagine costruita ed esperienza atmosferica multisensoriale. Nel contesto dello STRAFhotel l’intervento mantiene questa natura transitoria: non introduce un nuovo oggetto nello spazio, ma ne modifica la percezione, attivando una relazione diretta tra architettura, presenza del pubblico e ambiente urbano circostante. In un contesto come quello milanese, dove arte contemporanea, design, moda e hospitality condividono sempre più spesso piattaforme e pubblici, progetti di questo tipo contribuiscono a ridefinire il ruolo degli spazi privati nella produzione culturale, configurandoli come dispositivi attivi di circolazione artistica, capaci di lavorare su tempi lunghi, pubblici non specializzati e forme di fruizione ibride che generano nuove letture e inseriscono l’esperienza artistica nella dimensione quotidiana della città.

© BB_Studio_STRAFhotel_Goldschmied & Chiari

Jenny Dogliani, 07 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Inaugurata la 49ma, moderno e post war, soprattutto italiani, restano l’ossatura storica e di mercato, mentre il contemporaneo si muove dentro traiettorie di ricerca istituzionale, in un equilibrio dinamico tra canone storico e riscrittura del presente 

Dalle origini negli anni Settanta al presente globale, il direttore operativo riflette sulla fiera bolognese

Nata a Bologna nel 1974, è la più longeva fiera d’arte italiana e uno snodo storico per il mercato e la cultura del contemporaneo. Radicata in una città dalla forte identità culturale e universitaria, da sempre aperta al dialogo tra storia, moderno e contemporaneità, la manifestazione accompagna e riflette le trasformazioni del sistema dell’arte

Fino al 4 aprile il progetto espositivo che esplora il paesaggio come sistema biologico e tecnologico, tra osservazione del vivente, immagini naturali, software e processi digitali

Fumogeni e nubi colorate allo STRAFhotel di Milano | Jenny Dogliani

Fumogeni e nubi colorate allo STRAFhotel di Milano | Jenny Dogliani