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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoli«Se questa situazione persiste, sarà pericoloso per l’arte e pericoloso per i nostri visitatori. Questa è l’ultima cosa che vogliamo, ma se si arrivasse a questo punto, dovremmo chiudere l’edificio», ha detto a «The New York Times» la direttrice del Van Gogh Museum di Amsterdam Emilie Gordenker, in carica dal 2020.
La sede della più grande collezione di Vincent Van Gogh (Paesi Bassi, 1853-Francia, 1890) è coinvolta in una disputa finanziaria con il Ministero della Cultura olandese che va avanti da due anni: per preservare gli oltre 200 dipinti e i circa 500 disegni dell’artista è necessaria una ristrutturazione dell’edificio (per una spesa stimata di 121 milioni di dollari), ma ancora non si è trovato un accordo.
L’edificio principale fu progettato tra il 1963 e il 1964 dall’architetto Gerrit Rietveld, per poi essere modificato alla sua scomparsa (nel ’64), costruito a partire dal 1969 e inaugurato il 2 giugno 1973. L’ala più recente, da un’idea dell’architetto giapponese Kishō Kurokawa, funge da ingresso principale dal 2015.
In un rapporto pubblicato lo scorso anno, stilato da una commissione indipendente, sono esposte serie preoccupazioni per l’istituzione pubblica, che per far fronte a riparazioni del sistema di climatizzazione e degli ascensori, migliorare la sicurezza antincendio, la sicurezza e la sostenibilità, ha chiesto un aumento di 2,9 milioni di dollari del proprio sussidio governativo annuale di circa 10 milioni di dollari, che non gli è stato concesso. «Senza interventi essenziali, l’edificio costituirà un rischio per i visitatori, il personale e la collezione», recitava il documento.
In base a un accordo firmato nel 1962 tra la Vincent Van Gogh Foundation (istituita due anni prima dal nipote del pittore) e lo Stato olandese, quest’ultimo ha l’obbligo di «garantire la conservazione materiale delle collezioni, come se fossero di sua proprietà». Di qui la denuncia legale presentata dal museo.
«Il sussidio per l’alloggio del Van Gogh Museum è un importo fisso che viene corretto ogni anno in base all’inflazione ed è calcolato secondo una metodologia utilizzata per tutti i musei nazionali, ha affermato il Ministero. L’uso di questa metodologia e l’esito risultante per il Van Gogh Museum non costituiscono una violazione dell’accordo del 1962».
Anche la famiglia Van Gogh, che costituisce la maggioranza del consiglio di amministrazione della fondazione, sostiene la direzione del museo ed è «profondamente preoccupata per l’accessibilità della collezione Van Gogh».
Nella propria dichiarazione, il Ministero propone al museo di utilizzare finanziamenti a basso costo forniti dal governo, oltre al proprio «patrimonio netto sostanziale», ipotesi respinta dalla controparte, che sottolinea l’esiguità delle proprie risorse e la necessità di introdurre misure di risparmio per mitigare la perdita di entrate durante la ricostruzione.
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