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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliUna galleria di sguardi, epoche e visioni. Il 16 ottobre da Finarte va in scena un’asta che assomiglia a un atlante visivo della fotografia del Novecento e del contemporaneo, un viaggio che attraversa il corpo, la città, il paesaggio e l’identità. A fungere da tappe di questo ideale itinerario sono i 265 lotti in catalogo, che muovono da Lisetta Carmi a Gregory Crewdson, passando per Ghirri, Araki, Woodman e Berengo Gardin. Ad aprirlo è una sezione curata da Roberto Mutti, La fotografia è Donna. Un titolo che è insieme dichiarazione d’intenti e invito alla rilettura storico-artistica. A spiccare è un ritratto di Cindy Sherman, firmato Timothy Greenfield‑Sanders (stima 1.5‑2 mila euro), che coglie la fotografa americana lontano da ogni travestimento. È un momento di sospensione, quasi intimo, che contrasta con la teatralità dei suoi autoritratti. Protagonista assoluta della sezione è Francesca Woodman, presente con un autoritratto realizzato tra il 1979 e il 1980 alla MacDowell Colony (stima 8‑10 mila euro). E con un pezzo raro, la cartolina‑invito della sua prima mostra romana, «Immagini», con incollata una stampa vintage originale (stima 10‑15 mila euro). Oggetti che non sono solo opere, ma tracce di un passaggio, segni lasciati prima della sparizione.
Centrale anche il lavoro di Shirin Neshat, con una serie di ritratti femminili a confronto con volti maschili. Immagini potenti, che mettono in scena la tensione tra pubblico e privato, visibile e velato (stima 8‑12 mila euro). Il top lot della sezione (e dell’intera asta) è «Fresh Hybrid» di Sandy Skoglund (stima 18‑25 mila euro), un’installazione fotografica in cui colore, oggetti e figure creano una narrazione surreale, sospesa tra l’onirico e il grottesco. Non manca la fotografia italiana, raccontata con ampio respiro. Accanto a nomi celebri come Mario Giacomelli, Gabriele Basilico, Franco Fontana, Mimmo Jodice, Oliviero Toscani, si trovano firme che i collezionisti più attenti riconoscono subito, come Paolo Gioli, Luigi Veronesi, Franco Grignani, Giuseppe Cavalli o Paolo Monti.
Shirin Neshat, The Home of My Eyes, 2018. Stima € 8.000 - 12.000
Andreas Gursky. La Défense, Panorama, 1987. Stima € 7.000 - 10.000
Uno spazio speciale è dedicato a Gianni Berengo Gardin, in un sentito omaggio dopo la sua recente scomparsa. Le sue immagini, tra cui «India, 1977» (stima 1‑1.5 mila euro) e uno scatto intimo dalla serie «Dentro le case» (stima 2.5‑3 mila euro), raccontano un’Italia che oggi sembra appartenere a un’altra geografia, ma che sopravvive proprio grazie alla forza della fotografia. Luigi Ghirri è invece presente con due lavori emblematici. Uno dalla serie «Kodachrome» e «Studio di Giorgio Morandi» (stima 5‑7 mila euro), e un raro cibachrome, «Modena, Architetture di Aldo Rossi» (stima 5‑6 mila euro). Qui, lo sguardo di Ghirri si fa geometrico, analitico, ma non perde mai una certa dolcezza di fondo.
La sezione internazionale offre sorprese e conferme. C’è Marc Riboud, con il celebre scatto «Le Peintre de la Tour Eiffel» (1953): un equilibrio impossibile tra poesia e vertigine (stima 4‑5 mila euro). Andreas Gursky, con «La Défense, Panorama» (1987), osserva la città come un organismo astratto (stima 7‑10 mila euro). Due fotografie di Steve McCurry raccontano l’India con i suoi colori saturi e i suoi volti senza tempo. William Wegman propone le sue giant polaroid, ironiche, quasi dadaiste. E Gregory Crewdson mette in scena la provincia americana come fosse un set cinematografico: silenziosa, sospesa, carica di enigmi. Come l'attesa di ogni asta, le cui incognite finiscono per sciogliersi all'alzarsi delle offerte.
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