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Samantha De Martin
Leggi i suoi articoliTutto ha avuto inizio con una fragranza concepita per profumare le scatole nelle quali venivano conservati e spediti i paramenti sacri per Benedetto XVI e Francesco, partiti da una piccola casa italiana nel borgo marchigiano di Mondolfo. L’odore persisteva sulla carta, entrava nei tessuti e veniva liberato quando la scatola raggiungeva la propria destinazione. Questa essenza nasceva in parallelo a LAVS, il Laboratorio Atelier di Vesti Sacre, concepito nel 2001 da Filippo Sorcinelli, artista, musicista, creatore di profumi che ha costruito negli anni un percorso difficilmente riconducibile a una sola disciplina. A venticinque anni dalla creazione di quella traccia, chiamata anch’essa LAVS, Sorcinelli ritorna alle origini, ma con una nuova formulazione e una consapevolezza acquisita attraverso anni di creazione olfattiva.
A presentarla nel suo atelier romano, Container_zerozero a Borgo Vittorio, è stato lo stesso artista, artefice di fragranze di nicchia, e che ha trasformato LAVS, nato come atelier per la realizzazione di vesti sacre, in un’esperienza olfattiva in continua evoluzione armonica. Questo ritorno all’origine passa attraverso note di resinoide di incenso, legno guaiaco e legno di quercia, carvi, incenso cardinal, copale, pepe bianco, lana e palo santo. Anche il flacone, con il corpo dominato da un nero profondo, attraversato progressivamente dall’oro cromato fino a generare una superficie nella quale oscurità e luce sembrano compenetrarsi, traduce questa relazione tra memoria e trasformazione. Dentro questa nuova veste rimane la storia di una fragranza nata quasi accidentalmente ai margini di un altro mestiere, e diventata, negli anni, l’origine di un intero universo creativo.
I venticinque anni dalla fondazione di Lavs nel 2026 passano quindi celebrati attraverso due momenti: la presentazione della nuova formulazione del profumo nato quasi incidentalmente all’interno dell’atelier e la casa di famiglia di Mondolfo e l’apertura, il prossimo 26 novembre a Mondolfo, dove tutto ha avuto origine, di «Casa Oro». Questa sorta di casa-museo trasformerà in luogo di memoria e ricerca quella che è stata appunto il luogo nel quale Filippo ha conosciuto l’amore per l’arte sperimentando per la prima volta nel piccolo laboratorio sartoriale della zia. Si tratta di un’opera attraversabile, di un archivio e un luogo destinato alle arti e alla fruizione del pubblico. Due momenti di un unico movimento che attraversa venticinque anni di lavoro e di vita e che riconduce Sorcinelli alla propria origine proprio mentre la sua ricerca si apre a una nuova stagione. «Mi sono innamorato molto presto della Chiesa attraverso la musica, l’arte e la liturgia, spiega Sorcinelli. Crescendo ho compreso che amare un’idea e appartenere alla struttura che la rappresenta sono esperienze differenti. Oggi desidero custodire quell’innamoramento dentro una libertà artistica più ampia». Il ritorno all’origine diventa così un atto di consapevolezza. Sorcinelli raccoglie una parte fondamentale della propria storia, le dona un luogo e una forma, proseguendo verso territori nei quali arte, profumo, musica, fotografia e performance possano essere finalmente letti come espressioni di un’unica ricerca.
Samantha De Martin
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