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Marina Abramović presso l'Arco di Giano

Foto Marco Anelli. Courtesy di Fondazione Alda Fendi - Esperimenti

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Marina Abramović presso l'Arco di Giano

Foto Marco Anelli. Courtesy di Fondazione Alda Fendi - Esperimenti

La lettera d’amore di Marina Abramović per Roma è una confessione affidata a un asino sotto l’Arco di Giano (che torna alla città)

Dal 19 novembre, in collaborazione con la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti, l’artista presentarà «Confession, 2026», progetto che, fino al 19 maggio, trasformerà l’area archeologica in un luogo di esperienza, ascolto e partecipazione

Samantha De Martin

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Sotto l’Arco di Giano, nell’antico Foro Boario, per secoli crocevia di mercanti, animali, carri e viaggiatori, Marina Abramović inviterà il pubblico a occupare una sedia vuota (la sua) e ad affidare, ciascuno, la propria Confessione fatta di ferite e fardelli, a un asino d’oro dagli occhi profondi. Lungi dal rispondere e dal giudicare, l’animale simbolo di umile bontà si limiterà a rimanere in ascolto diventando il custode silenzioso delle confessioni del pubblico e assumendone simbolicamente il peso. È quanto accadrà a partire dal 19 novembre grazie a «Confession, 2026», un progetto concepito appositamente per la capitale e destinato, fino al 19 maggio 2027, a trasformare l’area archeologica in un luogo di ascolto e partecipazione, nel segno di un’arte che chiede di essere vissuta oltre che osservata. Un appuntamento dal significato ancora più speciale perché coincide con il mese di celebrazioni per l’80° compleanno dell’artista, che sarà protagonista anche della mostra «Marina Abramović: Historical Works and Transforming Energy», attesa alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dal 18 novembre al 4 aprile.

Per sei mesi, tutti i giorni, dalle 17 alle 21, la prima scultura in bronzo di Marina Abramović sarà collocata sotto l’Arco di Giano, a lungo rimasto chiuso e protetto da una cancellata dopo l’attentato mafioso del 1993 alla vicina chiesa di San Giorgio al Velabro. A lungo privato del suo rapporto diretto con la città, questo punto naturale di approdo e di incontro tra civiltà tornerà a essere luogo di passaggio e condivisione, diventando parte dell’opera stessa nel porre in relazione storia individuale e memoria collettiva. Con «Confession», la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti rinnova così la propria vocazione a mettere in dialogo il patrimonio millenario di Roma con i linguaggi più radicali del presente, restituendo alla città non soltanto un’opera, ma un luogo da attraversare, abitare e vivere nuovamente. Dopo un primo importante intervento di restauro, concluso nel 2017, che aveva restituito la facciata dell’Arco rivolta verso piazza Bocca della Verità, adesso al termine di un ulteriore intervento di consolidamento finanziato nell’ambito del Pnrr - Caput Mundi, che ha interessato anche la sistemazione delle aree circostanti, l’Arco torna a essere protagonista della vita culturale cittadina. L’opera chiude il cerchio iniziato con «Confession, 2010» trasferendo la confessione dall’esperienza individuale a una dimensione collettiva. In un’anteprima assoluta per la Fondazione Alda Fendi - Esperimenti, Marina Abramović tornerà su quell'intima performance di sedici anni fa nella quale l’artista, inginocchiata davanti a un asino condivideva con l’animale i ricordi più dolorosi della propria infanzia, trasformando una confessione personale in un’esperienza di possibile liberazione.

Quella che nel 2010 aveva rappresentato una relazione privata tra l’artista e l’animale, si appresta adesso a diventare un’esperienza aperta a tutti. «Confession 2010, spiega Marina Abramović, è nata come un atto intimo, una confessione a un asino. Gli ho affidato le sofferenze e le ferite della mia infanzia. Cose che avevo portato dentro in silenzio per anni. Nella performance del 2010, l’asino ha ascoltato la mia storia e, dopo 4 ore e 50 minuti, se n’è andato. Ha preso la decisione di terminare la performance. Ora, dopo sedici anni, voglio condividere questo atto catartico con tutti. In "Confession 2026", l’asino diventa una scultura e la mia sedia resta vuota. Tu siedi dove sedevo io». È Roma a conferire una nuova dimensione al progetto. «Quando ho visto l’Arco di Giano, prosegue l’artista, mi sono sentita in dovere di creare una nuova opera video». Ad arricchire il regalo a Roma sarà infatti un’altra anteprima assoluta, «The Road to Confession, 2026», la nuova opera video concepita da Abramović appositamente per il progetto. Girato all’alba dello scorso 30 giugno, diretto da Nabil Elderkin e realizzato con Factum Arte, il film mostra Marina mentre cammina al fianco dell’asino Paltò, conducendolo, con una corda di canapa, attraverso le strade ancora deserte della città. Mentre Roma lentamente si risveglia, il percorso guida i due fino all’Arco di Giano, dove si guardano negli occhi. In quello sguardo, la confessione diventa incontro e la liberazione apre la strada alla trasformazione.

«Quest’opera, prosegue l’artista, è la mia lettera d’amore a Roma. Passa attraverso il tempo, il passato diventa presente, l’inanimato è animato - tutto diventa chiaro, Paltò si è trasformato in bronzo e in questa metamorfosi io divento libera, sollevata». Da questo processo creativo nasce inoltre una nuova serie fotografica realizzata dal fotografo Marco Anelli con il supporto di Lia Rumma, un’edizione limitata degli occhi dell’asino in vetro e una versione in miniatura di «Confession, 2026», opere presentate in anteprima negli spazi di rhinoceros. Dal 20 novembre l’installazione sarà aperta al pubblico con l’autorizzazione e la collaborazione della Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, diretta da Daniela Porro, partner istituzionale del progetto. A valorizzare l’Arco sarà l’illuminazione del tre volte Premio Oscar  Vittorio Storaro, realizzata grazie alla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti. «Quando ci siamo incontrate, racconta Alda Fendi, Marina mi ha rivelato di aver avuto una sensazione quasi inspiegabile: come se ci fossimo incontrate in una vita precedente. E anche io la penso allo stesso modo. Marina è la personificazione stessa della performance: la porta nel corpo, nella visione, nella storia. E la performance appartiene profondamente anche all’identità della Fondazione Alda Fendi - Esperimenti. Sin dall’inizio non abbiamo voluto semplicemente esporre opere, ma produrre accadimenti: spettacoli, action, esperimenti capaci di esistere in un luogo e in un momento preciso, per poi rimanere nella memoria di chi li ha vissuti. Per questo arrivare oggi a realizzare "Confession" insieme a Marina mi sembra quasi un approdo naturale. E non poteva esserci luogo più giusto dell’Arco di Giano, monumento che la Fondazione ha contribuito a restituire alla città attraverso la sua illuminazione e che oggi, appena restaurato, torna a essere un luogo vivo».

 

Samantha De Martin, 28 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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