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Mariangela Toninelli
Leggi i suoi articoliAll’inizio fu un segnale del metal detector. Sotto un normale campo vicino a Hammerwich, nello Staffordshire, Terry Herbert cominciò a recuperare piccoli oggetti metallici. Era il luglio del 2009 e quello che sembrava uno dei tanti ritrovamenti degli appassionati britannici di metal detecting avrebbe presto assunto proporzioni completamente diverse. Quando Duncan Slarke, funzionario del Portable Antiquities Scheme, raggiunse il sito per compilare un primo inventario, il materiale recuperato riempiva 244 sacchi.
Gli scavi archeologici successivi interessarono circa 155 metri quadrati di terreno per quattro settimane. Molti degli oggetti si trovavano ad appena pochi centimetri dalla superficie, spostati nel corso dei secoli dalle lavorazioni agricole. Alla fine il cosiddetto Staffordshire Hoard, il tesoro dello Staffordshire, avrebbe restituito più di 4mila frammenti riconducibili a circa 700 oggetti: oro, argento, granati, decorazioni di armi, elementi di un elaborato elmo, croci e manufatti che erano rimasti nel terreno per oltre tredici secoli.
Il valore economico sarebbe stato stabilito pochi mesi dopo. Nel novembre 2009 il Treasure Valuation Committee valutò il complesso 3,285 milioni di sterline, somma successivamente divisa tra Herbert e il proprietario del terreno, Fred Johnson. Una campagna pubblica di raccolta fondi permise quindi di destinare la collezione ai musei di Birmingham e Stoke-on-Trent. Ma il dato economico racconta soltanto una parte della storia. Il tesoro risale in gran parte al VI e VII secolo, quando l’Inghilterra era divisa tra regni anglosassoni rivali. Il luogo del ritrovamento ricadeva nel territorio della Mercia, uno dei regni impegnati nella competizione politica e militare per il controllo dell’Inghilterra altomedievale. È in questo contesto che gli oggetti cominciano ad assumere un significato diverso.
Una parte consistente del tesoro appartiene infatti al mondo della guerra e delle élite guerriere. Tra i reperti compaiono ricche guarnizioni di spade e altri elementi di equipaggiamento militare, spesso realizzati in oro e impreziositi da piccoli granati rossi. Non sono semplicemente armi: sono oggetti nei quali il prestigio del guerriero, il potere politico e una capacità artigianale estremamente sofisticata finiscono per coincidere. Uno dei reperti più eloquenti è una sottile striscia d’oro sulla quale compare un’iscrizione biblica in latino: «Sorgi, o Signore, e siano dispersi i tuoi nemici e coloro che ti odiano siano scacciati dalla tua presenza». Una formula religiosa applicata a un oggetto proveniente da un contesto fortemente militare, testimonianza di un periodo nel quale il cristianesimo si stava progressivamente affermando nell’Inghilterra anglosassone. Oro, guerra e religione finiscono dunque nello stesso deposito. Ed è qui che comincia il vero mistero dello Staffordshire Hoard.
Perché qualcuno seppellì tutto questo?
A distanza di anni dalla scoperta, non sappiamo chi abbia nascosto il tesoro né per quale ragione. Gli archeologi hanno considerato diverse possibilità: potrebbe trattarsi di un bottino di guerra, di ricchezze occultate durante una fase di conflitto oppure di un deposito realizzato deliberatamente per ragioni che potrebbero essere anche rituali. Il luogo non ha fornito una risposta. Gli scavi non hanno individuato edifici, tombe o tracce di uno scontro che permettano di collegare direttamente gli oggetti a un episodio preciso. Un particolare, però, continua ad alimentare le interpretazioni: molti degli elementi preziosi sembrano essere stati rimossi con forza dagli oggetti ai quali appartenevano.
È possibile dunque che non ci troviamo davanti a un tesoro nel senso moderno del termine, una raccolta ordinata di beni preziosi, ma al risultato di un processo di smontaggio. Parti di armi, ornamenti e decorazioni potrebbero essere state strappate ai loro supporti e concentrate nello stesso luogo. Da qui l’ipotesi che almeno una parte del deposito rappresentasse trofei sottratti a guerrieri sconfitti. Il materiale disponibile, tuttavia, non consente di trasformare questa possibilità in una certezza. Le ricerche hanno collocato la deposizione di gran parte del tesoro tra il 650 e il 675 d.C.. È un intervallo cronologico relativamente ristretto, ma non sufficiente per identificare l’evento che portò migliaia di frammenti preziosi sotto quel campo. Ed è questo a rendere lo Staffordshire Hoard ancora più affascinante del suo valore di 3,3 milioni di sterline. I suoi oltre 4mila frammenti permettono di osservare da vicino la tecnologia, la religione, la guerra e le gerarchie sociali dell’Inghilterra anglosassone, ma non riescono ancora a raccontare l’ultimo capitolo della propria storia.
Sappiamo quando, approssimativamente, il tesoro fu sepolto. Sappiamo che molti oggetti appartenevano al mondo delle élite guerriere. Sappiamo quanto straordinaria fosse la capacità degli artigiani che lavoravano oro, argento e granati nell’Inghilterra del VII secolo. Non sappiamo chi arrivò in quel campo con quelle ricchezze, perché scavò una buca e perché non tornò mai a riprenderle.
Mariangela Toninelli
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