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Il Guercino, «Ercole e Anteo», 1631, Bologna, Palazzo Tamperi-Talon

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Il Guercino, «Ercole e Anteo», 1631, Bologna, Palazzo Tamperi-Talon

Ercole e Anteo: quel Guercino svelato era un titano

Uno studio ravvicinato del dipinto murale in Palazzo Talon-Sampieri a Bologna ha indagato la peculiare tecnica del pittore

Valeria Tassinari

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Una lotta tra giganti sospesi nell’aria, sgambettanti titani visti di sotto in su, con uno sguardo moraleggiante, ma in fondo divertito sul mito: è questo il carattere che rende unico l’«Ercole e Anteo», dipinto murale del Guercino (Cento, 1591-Bologna, 1666) custodito da quattrocento anni sul soffitto di uno dei più imponenti palazzi del patriziato bolognese, nella stanza di rappresentanza che ancora appartiene alla famiglia Sampieri, oggi Sampieri-Talon. Si tratta di una vera prova di abilità dell’artista emiliano che, chiamato nel 1631 a intervenire in una dimora già arricchita da formidabili interpretazioni del mito di Ercole ad opera dei Carracci, forse proprio per reggere il confronto qui volle giocare al massimo la carta della spettacolarità barocca.

Nell’unico dipinto che domina il centro della «sua» sala, il Guercino punta sul pathos, creando sulla volta l’illusione prospettica di uno scorcio sorprendente, con il nerboruto Anteo saldamente sollevato in aria dal semidio che, mentre lo strangola, deve impedirgli di toccare la terra poiché ha compreso che il contatto con Gea, madre dei titani, lo renderebbe invincibile.

Ormai nella sua fase di piena maturità, il pittore sfodera una scioltezza che fonde anatomia, meteorologia e movimento, toccando l’apice nell’abbraccio mortale che strappa l’ultimo grido al titano morente. Se era ben nota la potenza espressiva del dipinto, facilmente accessibile al pubblico grazie all’appassionato impegno della proprietà, la qualità materiale dell’opera e l’originalità delle modalità esecutive del Guercino sono state recentemente indagate grazie a un articolato studio multidisciplinare, che ha trovato un punto di partenza fondamentale nei risultati delle indagini condotte sull’opera dal Laboratorio diagnostico dell’Università di Bologna (Dipartimento di beni culturali - Ravenna campus) in collaborazione con Lumière Technology. L’azione di indagine, infatti, non si è limitata alla rilevazione di materiali, tecniche e stato di conservazione, ma, come ha rilevato Chiara Matteucci (funzione specialistica in diagnostica artistica e technical art history del Laboratorio diagnostico dell’Università di Bologna) si tratta di «Una ricerca che incide direttamente su una delle narrazioni più radicate della storiografia guerciniana. Per lungo tempo, infatti, la tradizione del “cartone stracciato” (senza disegno preparatorio, Ndr) ha contribuito a costruire l’immagine di un Guercino dominato soprattutto da una straordinaria abilità esecutiva in grado di trasferire con immediatezza l’invenzione sulla parete. Una lettura che, pur affascinante, ha finito per privilegiare una visione quasi mitizzata del gesto pittorico, riducendo la complessità del processo esecutivo. Le indagini diagnostiche, basate su imaging multispettrale e analisi stratigrafiche, suggeriscono invece un cambio di prospettiva: il processo esecutivo risulta più strutturato e pianificato di quanto tradizionalmente ritenuto;  emergono strategie operative complesse, legate alla gestione del cantiere e delle unità operative di lavoro;  si evidenzia un dialogo continuo tra progetto e realizzazione, lontano da qualsiasi idea di pura improvvisazione; la qualità finale dell’opera appare come il risultato non solo di abilità manuale, ma soprattutto di una costruzione tecnica consapevole, fondata su una gestione attenta dei materiali, dei tempi e delle possibilità offerte da leganti compatibili con l’ambiente alcalino, anche in condizioni di intonaco non del tutto fresco».

Si tratta, dunque, di uno sguardo ravvicinato sull’opera, che indaga il fare artistico non solo come prova di bravura ma come esito di un processo complesso, in cui l’abilità esecutiva si inserisce in una costruzione attenta delle forme, partendo dalla stessa progettazione della cornice a stucco e dalla libera costruzione delle figure senza disegno preliminare, per arrivare alla sensibile stesura cromatica, che propone soluzioni originali rispetto alla tecnica del buon fresco, poco affine al modo di operare del Guercino.

Gli esiti della ricerca e una selezione di illustrazioni in alta definizione sono riportati nel saggio tecnico-scientifico di Chiara Matteucci, Martina Cataldo, Gaia Tarantola, Rachele Pelusi, Salvatore Andrea Apicella, Pascal Cotte, «Tecnica e processo esecutivo dell’“Ercole et Anteo fatti a fresco” dal Guercino», che chiude il volume Guercino svelato. Ercole e Anteo in Palazzo Talon Sampieri ( De Luca Editori d’Arte), curato da Barbara Ghelfi, con contributi di René Talon Sampieri, Daniele Benati, Paola Foschi e Pasquale Stenta. Il volume è stato pubblicato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.

Il Guercino, «Ercole e Anteo», 1631, Bologna, Palazzo Tamperi-Talon (particolare)

Valeria Tassinari, 04 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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Ercole e Anteo: quel Guercino svelato era un titano | Valeria Tassinari

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