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Dettaglio di «M² oro» di Andrea Francolino

Courtesy of Mazzoleni

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Dettaglio di «M² oro» di Andrea Francolino

Courtesy of Mazzoleni

Durante Frieze Seoul l’arte italiana va a braccetto con quella coreana

Alla Residenza dell’Ambasciatrice d’Italia a Seul, Andrea Francolino e Yeesookyung dialogano sul tema della frattura e della rinascita

Camilla Sordi

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Nel calendario densissimo di appuntamenti che accompagna Frieze Seoul sino a sabato c’è un indirizzo in cui il mercato dell’arte lascia spazio alla diplomazia culturale. È la Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Seoul, a Hannam-dong, che dal 1° al 5 settembre ospita «Italy at Frieze: The Golden Trace», terza edizione del progetto promosso dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto Italiano di Cultura di Seoul in occasione della quinta edizione della fiera. La mostra, visitabile su appuntamento, mette in relazione il lavoro dell’artista italiano Andrea Francolino con quello della coreana Yeesookyung ed è realizzata in collaborazione con le gallerie Mazzoleni e MASSIMODECARLO, con Bulgari come lead sponsor. 

Il tema scelto è la frattura. Nel percorso espositivo la crepa diventa un luogo di passaggio attraverso il quale qualcosa può cambiare forma. È un’idea che attraversa due ricerche artistiche molto diverse e che proprio nella loro distanza trovano un terreno comune: da una parte le superfici urbane, il cemento, la polvere e le tracce dell’intervento umano di Francolino; dall’altra i frammenti di ceramica tradizionale coreana che Yeesookyung ricompone nelle sue celebri «Translated Vase». In entrambi i casi ciò che è stato spezzato, scartato o consumato non viene riportato semplicemente alla condizione originaria ma trasformato in qualcosa di nuovo.

Nelle opere di Andrea Francolino, nato a Bari nel 1979 e oggi attivo a Milano, la crepa è innanzitutto una presenza reale, fisica, quasi archeologica. L’artista la osserva nel paesaggio costruito, la registra e la sottrae alla sua dimensione puramente accidentale per trasformarla in una forma di memoria. La sua pratica attraversa scultura, installazione, fotografia e interventi site-specific e si sviluppa attorno a una riflessione sul rapporto tra uomo, natura, tempo e trasformazione. Da questa ricerca nasce anche il concetto di «econcrethic», un termine che intreccia ecologia, cemento ed etica.

Dal 2015 Francolino porta avanti «Percorsi», una sorta di atlante delle fratture urbane nel quale le crepe incontrate sulle superfici della città vengono trasferite sulla carta, accompagnate dalla loro precisa localizzazione e dal momento in cui sono state individuate. L’errore della materia diventa così documento, la casualità diventa archivio. Anche in «Et onne Tempo», opera del 2013 premiata con il San Fedele, il cemento e i suoi residui assumono una funzione critica: la polvere recuperata viene utilizzata per delineare la pianta del più grande centro commerciale del mondo, mettendo in relazione la monumentalità del consumo con la precarietà delle costruzioni umane. È una pratica che guarda alla materia come una superficie capace di registrare il passaggio del tempo. Proprio qui la ricerca di Francolino incontra quella di Yeesookyung. Nata a Seoul nel 1963, l’artista coreana ha sviluppato dagli anni Novanta una pratica interdisciplinare che comprende scultura, installazione, video, performance, pittura e disegno, attraversando temi come il mito, la memoria, la trasformazione, la vita e la morte, il sacro e il profano. Il suo lavoro è stato esposto in importanti istituzioni internazionali, dal Musée Cernuschi di Parigi all’Art Sonje Center di Seoul, dal Museum of Contemporary Art di Taipei al Metropolitan Museum of Art di New York, dove nel 2025 ha partecipato alla mostra «Monstrous Beauty». Nel 2017 era stata inoltre tra gli artisti della 57ma Biennale di Venezia.

 

Yeesookyung, «Translated Vase», 2019

Soprattutto con le «Translated Vase» Yeesookyung ha costruito una delle immagini più riconoscibili della scultura contemporanea coreana. L’artista recupera frammenti di ceramiche tradizionali scartati dai vasai perché imperfetti e li ricompone in nuove forme, apparentemente instabili e quasi organiche. Le fratture vengono poi unite con foglia d’oro 24 carati. Il gesto ha qualcosa di antico e contemporaneamente attuale nel rendere visibile la rottura. La linea dorata segue infatti la cicatrice, la enfatizza, trasformandola nel punto più prezioso dell’opera. Questo uso dell’oro è il filo conduttore della mostra. Un materiale tradizionalmente associato al valore, alla permanenza e al sacro viene qui utilizzato per segnare ciò che, secondo una logica convenzionale, dovrebbe essere nascosto: il difetto, l’interruzione, la perdita.

A dare forma a questo incontro tra l'artista italiano e l'artista coreana è Valentina Buzzi, curatrice, scrittrice e ricercatrice italo-francese che divide la propria attività tra Parigi e Seul. Negli ultimi anni ha curato progetti istituzionali tra Europa e Asia orientale, tra cui «Lee Bae: La Maison de La Lune Brûlée», mostra collaterale ufficiale della 60ma Biennale di Venezia, ed è stata Artistic Director del primo Padiglione Italiano alla Biennale di Gwangju. Nel 2026 ha inoltre ricevuto la UNESCO Research Fellowship on Transnational Cultural Heritage dalla Korean National Commission for UNESCO ed è stata inclusa da Forbes Italia nella lista Under 30 del 2025 per la categoria Art & Culture. 

L’Ambasciatrice d’Italia in Corea, Emilia Gatto, ha descritto la Residenza come uno spazio di dialogo tra Italia e Corea, sottolineando come la forza dell’Italia non risieda soltanto nella straordinaria eredità storica del Paese ma anche nella sua capacità di innovare e sperimentare sulla scena contemporanea. Un concetto che questa mostra pare tradurre esattamente. Durante l’apertura, Gatto ha conferito a Shawn Lee, Country Managing Director di Bulgari Korea, il titolo di Cavaliere dell’Ordine della Stella d’Italia, riconoscendone il contributo al rafforzamento dei rapporti culturali ed economici tra Italia e Corea. Un riconoscimento che, nella cornice di una mostra costruita attorno all’idea di connessione, assume quasi la forma di un ulteriore filo tra Roma e Seoul.

Camilla Sordi, 02 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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