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Una veduta del Lincoln Center, sede della Metropolitan Opera House di New York, nel cui foyer sono appesi i due murales di Marc Chagall

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 2.0, Billie Grace Ward

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Una veduta del Lincoln Center, sede della Metropolitan Opera House di New York, nel cui foyer sono appesi i due murales di Marc Chagall

Foto tratta da Wikipedia, CC BY 2.0, Billie Grace Ward

Due murales di Chagall potrebbero salvare la Metropolitan Opera House di New York

A causa dei crescenti problemi finanziari, oltre a licenziare 22 dipendenti e ridurre temporaneamente gli stipendi dei suoi dirigenti, il teatro sta valutando la possibilità di vendere le opere con una stima effettuata da Sotheby’s di 55 milioni di dollari

Cecilia Paccagnella

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Di origine russa, ma naturalizzato francese, Marc Chagall (1887-1985) è passato alla storia come autore di quelle figure vaporose e fluttuanti che si muovono all’interno di paesaggi saturi di colore, al limite tra l’astratto e il figurativo.

I temi legati alla cristianità sono centrali nel suo lavoro, come lo è anche l’amore per la musica. Incisiva, in questo senso, la sua frase: «Per me non c’è nulla al mondo che si avvicini a queste due perfezioni, “Il flauto magico” e la Bibbia». Ultima opera di Wolfgang Amadeus Mozart, «Il flauto magico» andò in scena per la prima volta il 30 settembre 1791 al Freihaus-Theater auf der Wieden di Vienna. 

Due secoli dopo, lo spettacolo è ospite alla Metropolitan Opera House di New York e a progettare le scene e i costumi viene chiamato proprio Chagall. Quale momento migliore per coniugare le sue due passioni più grandi? Mentre lavorava per questo incarico, il teatro gli commissionò anche due murales per il foyer del Lincoln Center, inaugurati nel 1966: «Il Trionfo della Musica», posizionato sulla parete a sud, e «Le Fonti della Musica», a nord. Aneddoto curioso: l’artista, che li aveva immaginati esattamente al contrario, andò su tutte le furie, ma alla fine dovette cedere e accettare la disposizione che tutt’ora hanno. Entrambi di 9 metri per 11, nel primo, un tripudio di rosso, sono raffigurati compositori e famose scene teatrali; nel secondo, dove a prevalere è il colore giallo, c’è un diretto rimando a Mozart, con Davide-Orfeo che suona la lira.

Già nel 2009, sul «New York Times» si leggeva che i due dipinti erano stati considerati dalla Metropolitan Opera House come garanzia (insieme valutati circa 20 milioni di dollari) per liberare liquidità da un prestito che all’epoca ammontava ad almeno 35 milioni di dollari. Il 19 gennaio, invece, è arrivata la notizia che, a causa dei crescenti problemi finanziari, oltre a licenziare 22 dipendenti e ridurre temporaneamente gli stipendi dei suoi dirigenti, il teatro sta valutando di venderli, con una stima effettuata da Sotheby’s di 55 milioni di dollari (quasi 47 milioni di euro). Il compromesso prevede che le opere rimangano però al loro posto, con la possibilità di affiggere al loro fianco una targa recante il nome dell’acquirente.

«Stiamo cercando di essere il più imprenditoriali possibile, ha dichiarato il direttore generale dell’Opera, Peter Gelb, al «New York Times». È chiaro che dobbiamo elaborare nuovi modelli di business. Questo vale per tutte le istituzioni che si occupano di spettacolo, ma i costi di gestione di un’istituzione come il Met sono così elevati che è necessario trovare nuovi modi per finanziarla».

Questa non facile decisione deriva dalla necessità di fare fronte alle difficoltà economiche e finanziare incombenti, che si sarebbero dovute ridimensionare grazie a un accordo da 200 milioni di dollari stipulato con l’Arabia Saudita, reso pubblico lo scorso settembre. Somma non ancora pervenuta e il cui ritardo ha costretto l’istituzione a ricorrere a tagli e soluzioni alternative.

«Devo dimostrare che siamo in grado di finanziare il Met in futuro e allo stesso tempo che possiamo tagliare i costi che possiamo tagliare senza compromettere i nostri risultati artistici, conclude Gelb. Dobbiamo farlo».

Da sinistra, «Il Trionfo della Musica» e «Le Fonti della Musica»

Cecilia Paccagnella, 23 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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Due murales di Chagall potrebbero salvare la Metropolitan Opera House di New York | Cecilia Paccagnella

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