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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliA quasi quarant’anni dall’apertura, il Musée d’Orsay inaugura una nuova stagione di trasformazioni, riaffermando la propria identità di monumento vivo. Dal 10 marzo all’estate 2028 l’istituzione parigina resterà aperta al pubblico, mentre un articolato cantiere (con il sostegno di Louis Vuitton) interverrà su piazzale, pensilina e spazi interni con un obiettivo chiaro: non accogliere più visitatori di quanti ne accoglie già ora, ma accoglierli meglio.
Il progetto, guidato dall’architetto capo dei monumenti storici Marie-Suzanne de Ponthaud e preannunciato nel 2023, affronta in primo luogo le criticità strutturali e ambientali. Il sistema di impermeabilizzazione del sagrato, ormai deteriorato, sarà completamente rifatto per porre fine alle infiltrazioni verso la stazione Rer e l’auditorium. Anche la grande tettoia, classificata monumento storico, sarà oggetto di un restauro mirato a migliorarne la tenuta all’aria e all’acqua, riducendo al contempo i consumi energetici. Un intervento che coniuga tutela e sostenibilità, in linea con la politica ambientale del museo.
Il cuore dell’operazione riguarda però la ridefinizione dell’esperienza di visita. Forti di studi approfonditi sui flussi, i progettisti hanno scelto di separare nettamente ingressi e uscite. La storica hall degli arrivi ritroverà ampiezza e leggibilità, offrendo oltre 1.100 metri quadrati dedicati esclusivamente all’accesso, contro i 600 attuali condivisi con chi lascia il museo. La pensilina sarà destinata ai controlli di sicurezza, mentre biglietterie e guardaroba si dispiegheranno in sequenza prospettica verso la grande navata, restituendo centralità alla struttura del 1900. Sul lato della Senna nascerà invece un’uscita autonoma con una nuova libreria-boutique nella hall Montherlant, antico ingresso dell’Hôtel d’Orsay, per un percorso conclusivo che valorizza la scalinata monumentale del Palais.
Dal punto di vista architettonico, il cantiere si propone di riconciliare l’eredità della stazione del 1900 con quella della trasformazione museale firmata da Gae Aulenti e dal team Act-Architecture (MM. Bardon, Colboc, Philippon). Metallo e travertino definiranno una nuova linea di arredi capace di dialogare con le strutture rivettate e la pietra esistente. La vetrata riacquisterà il colore originario, le superfici trasparenti maggiore leggerezza, mentre la nuova pavimentazione in granito grigio dei Vosgi estenderà verso la facciata il trattamento del piazzale, ricollocando simbolicamente il confine tra interno ed esterno.
Proprio qui sarà restaurata l’opera policroma di Guy de Rougemont realizzata negli anni Ottanta, composizione geometrica in granito e marmi che ritroverà la sua materialità originaria. Le monumentali statue dei sei continenti, oltre a dell’elefante, del cavallo e del rinoceronte, create nel 1878 per il Trocadéro, torneranno infine in sede dopo un periodo di restauro e presentazione al pubblico nel Jardin des Plantes del Museo Nazionale di Storia Naturale.
Costruita per l’Esposizione Universale e ridestinata a sede museale nel 1986, l’ex stazione ferroviaria di Orsay rinnova così il proprio patto con la storia: un restauro che non si limita alla conservazione, ma ridefinisce l’architettura come soglia, spazio di transizione e dispositivo di accoglienza per i 3,7 milioni di visitatori che ogni anno ne attraversano le porte.
Un render della futura libreria-boutique del Musée d’Orsay. © Epmo, Damsb, Golem Image
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