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Bramantino, «La Pietà Artaria», 1498-1501 ca (particolare)

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Bramantino, «La Pietà Artaria», 1498-1501 ca (particolare)

Duccio, Artemisia Bramantino...capolavori per Giovanni Sarti riuniti a Parigi

La galleria del mercante marchigiano presenta una dozzina di opere museali dal XIII al XVII secolo in memoria del grande mercante marchigiano

Luana De Micco

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«Entre ciel et terre…», «Tra cielo e terra…». È il titolo scelto per la prima mostra che la Galerie G. Sarti presenta, dal 16 gennaio al 3 aprile, dopo la scomparsa di Giovanni Sarti, fondatore e figura di riferimento per il mercato dei primitivi italiani in Francia, morto nel settembre 2024 a 81 anni. Originario delle Marche, Sarti aprì la sua galleria a Londra nel 1977 e si trasferì a Parigi nel 1996. 

La rassegna-tributo allestisce nella sede storica del 137 rue du Faubourg Saint-Honoré una dozzina di opere databili tra il XIII e il XVII secolo, selezionate per la loro qualità museale e documentazione. Tra quelle di maggiore rilievo spicca una «Madonna con il Bambino» (1285 ca) attribuita a Duccio di Buoninsegna, che era stata presentata al Louvre nel 2024 nell’ambito sulla mostra su Cimabue. La tavola, riunita allora con due opere dello stesso periodo, era stata sottoposta a nuovi studi che avevano permesso di affinarne l’attribuzione e la datazione. L’altra opera centrale della mostra è la «Pietà Artaria» del Bramantino, completata tra 1498 e 1501, appena prima della «Crocifissione» della Pinacoteca di Brera, uno dei ventuno dipinti noti dell’artista e l’ultimo disponibile sul mercato internazionale (la tavola, che si credeva scomparsa per quasi un secolo, era stata acquistata nel 2024 in un’asta a New York, sottoposta quindi a studi e restaurata). Un’opera, tra l’altro, rara da vedere in Francia, poiché non sono presenti quadri del Bramantino nelle collezioni nazionali francesi. 

Nella sezione dedicata al Barocco italiano, spiccano invece il «Sansone e Dalila», databile al 1657, di Bernardino Mei, artista senese apprezzato dal Bernini, e la «Morte di Cleopatra» di Artemisia Gentileschi (1639-40), tela di grandi dimensioni (circa 223×150 cm), in cui l’artista coniuga pathos tragico e raffinatezza pittorica, già apparsa in contesti internazionali e nelle fiere d’arte. Sono esposte poi opere del fiorentino Bernardo di Stefano Rosselli (1450-1526), un «Davide e Golia» di Bartolomeo Cavarozzi (1590-1625) e alcuni lavori del pittore romano Antonio Galli, detto Lo Spadarino (1585-1652), tra cui una «Dalila» databile tra il 1645 e il 1652. È presentata anche una scultura di Jacopo della Quercia (1371-1438), artista senese le cui opere fanno da ponte tra il periodo Tardo Gotico e il Rinascimento (tra cui la celebre «Fonte Gaia», fontana monumentale di Siena): è allestito un busto di marmo, allegoria della «Prudenza», rappresentata con corpo femminile e una testa a tre facce, due femminili e una maschile. Si tratta di una delle quattro virtù cardinali che Jacopo della Quercia scolpì a Siena intorno al 1410-15. 

Bramantino, «La Pietà Artaria», 1498-1501 ca

Duccio di Buoninsegna, «Madonna con il bambino», 1280-85 ca. © Galerie G. Sarti

Luana De Micco, 12 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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