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Da sinistra, una foto della Basilica di Saint-Denis prima dell’inizio dei lavori e un rendering della ricostruzione

Suivez la flèche © 3D WNS-Studio. Foto: Julie Guiches

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Da sinistra, una foto della Basilica di Saint-Denis prima dell’inizio dei lavori e un rendering della ricostruzione

Suivez la flèche © 3D WNS-Studio. Foto: Julie Guiches

Continua la polemica sulla ricostruzione del campanile nord e della guglia della Basilica di Saint-Denis

«Si tratta di uno dei più grandi cantieri per il patrimonio storico in Europa da 150 anni», afferma il direttore dell’associazione Suivez la flèche che segue il cantiere, Nicolas Matyjasik. Ma l’interrogativo per molti rimane: si tratta di un atto vandalico o un gesto storico?

C’è chi lo ha definito un «falso», un «atto vandalico» contro il patrimonio storico della Francia, o al meglio un «progetto superfluo». E chi invece lo ritiene un «gesto storico», oltre che un’opportunità unica per rilanciare la periferia est di Parigi, popolare e multietnica, maltrattata dalle politiche urbanistiche e disertata dai flussi turistici. Dopo dibattiti ventennali e accese polemiche, la Basilica di Saint-Denis ritroverà dunque la torre nord e la sua guglia, che nel 1847 erano state smontate a titolo precauzionale perché giudicate pericolanti. Doveva essere una soluzione temporanea, sono passati quasi 180 anni. Contro ogni critica, Nicolas Matyjasik, direttore di Suivez la flèche, l’associazione che gestisce la ricostruzione, non ha dubbi: «Si tratta di uno dei più grandi cantieri per il patrimonio storico in Europa da 150 anni». 

Dopo il restauro di Notre-Dame a Parigi, ora tocca dunque a Saint-Denis. I due interventi sono tuttavia profondamente diversi. La Cattedrale parigina, di cui sono stati ricostruiti il tetto, la capriata e la guglia, è stata devastata da un incendio nel 2019. Nel caso della Basilica di Saint-Denis fu l’architetto dei monumenti storici François Debret, oggi quasi dimenticato, a decidere nel 1846 di smontare, per scongiurarne il crollo, il campanile nord e la sua guglia, resi fragili nel corso del secoli dalle intemperie. Per Debret si trattava di una misura prudenziale: dopo aver consolidato la base, si sarebbe potuto ricostruire subito la torre. Ma l’architetto fu travolto dalle polemiche. Estromesso dal cantiere, fu sostituito dal più noto collega Eugène Viollet-le-Duc, incaricato, tra il 1847 e il 1879, di «salvare la Basilica». Ancora oggi molti osservatori ritengono che la decisione drastica di Debret non fosse davvero necessaria. Resta il fatto che proprio il meticoloso lavoro di smontaggio realizzato all’epoca rende possibile oggi la ricostruzione: «Stiamo lavorando a partire dai piani realizzati da Debret nel 1846-47, ha spiegato Nicolas Matyjasik alla stampa francese. Codificò lo smontaggio della torre con estrema precisione, proprio per poter consentire un rimontaggio esatto subito dopo. Ma il susseguirsi delle guerre e di altri eventi storici e sociali fece sì che la torre non venisse mai rimontata. La documentazione che ci ha lasciato è talmente ricca da permetterci oggi una ricostruzione fedele». L’operazione prevede il taglio e il montaggio di esattamente 15.228 pietre, 183 capitelli e 25 gargolle. «I blocchi di pietra calcarea estratti nell’Oise, la regione a nord di Parigi, vecchi di oltre 40 milioni di anni, ha aggiunto Matyjasik, vengono tagliati e lavorati a mano e utilizzando tecniche tradizionali». La prima pietra del progetto era stata posata nel marzo 2025, ma i lavori di ricostruzione veri e propri hanno preso il via lo scorso autunno. Stando al sito dell’associazione Suivez la flèche, che aggiorna in tempo reale l’avanzamento dei lavori, da ottobre sono stati montati 12 «livelli» di blocchi di pietra. 

Per usare un’espressione di Matyjasik, Saint-Denis è la «sorella maggiore» di Notre-Dame. Il primo santuario sorse nel 475 d.C. sul luogo di sepoltura di San Dionigi. Nel XII secolo fu Sugerio, abate di Saint-Denis dal 1122 al 1151, consigliere dei re di Francia e reggente durante l’assenza di Luigi VII partito per la seconda Crociata, a promuovere la costruzione di una nuova chiesa per valorizzare le reliquie del santo e favorire il pellegrinaggio dei fedeli. I lavori iniziarono nel 1135. Sugerio introdusse per la prima volta gli archi rampanti, fece entrare la luce attraverso grandi vetrate, aggiunse sette cappelle radiali nel coro, privilegiò le colonne ai pilastri e fece innalzare due torri. In cima alla torre nord (quella a sinistra della facciata principale), svettava una guglia di pietra alta 90 metri. Era nata la prima opera architettonica gotica della storia

La Basilica, soprannominata la «Lucerna» per la sua architettura di luce, è un luogo carico di storia. Accoglie la necropoli dei reali di Francia (le spoglie di 43 re e 32 regine, tra cui Luigi XVI e Maria Antonietta) e si visita come un museo. Eppure sono appena 100mila i turisti che ogni anno si spingono oltre il raccordo anulare di Parigi per visitarla. Il progetto di ricostruzione della Torre nord, al tempo stesso ambizioso e contestato, cominciò a concretizzarsi soltanto nel 2015 quando, malgrado i ripetuti pareri negativi della Commission nationale des Monuments historiques che richiamava la Carta di Venezia, arrivò il via libera dell’allora Presidente della Repubblica, il socialista François Hollande. Il budget complessivo del cantiere, affidato all’architetto dei monumenti storici Jacques Moulin affiancato da una commissione di specialisti, è stimato in 37 milioni di euro. La quota principale proviene da un Fondo di solidarietà dei Dipartimenti dell’Île-de-France (22 milioni). Contribuiscono anche la Regione (5 milioni) e la Città metropolitana di Parigi (4,5 milioni). A questo si aggiungono fondi privati, raccolti tramite una colletta online lanciata dalla Fondation du patrimoine, e altre operazioni di crowdfunding a cui si può partecipare dal sito web di Suivez la flèche (come l’iniziativa «adotta una pietra»). 

Nel 2019, quando il finanziamento dei lavori era ancora molto incerto, il destino ha giocato un curioso scherzo: il Fondo dipartimentale da 22 milioni, inizialmente stanziato per il recupero di Notre-Dame dopo l’incendio, fu riallocato su Saint-Denis quando la straordinaria generosità internazionale permise al cantiere della Cattedrale parigina di autofinanziarsi. Nel 2023 gli scavi archeologici preventivi condotti dall’Inrap hanno portato alla luce circa 200 sepolture d’epoca merovingia e carolingia. Nel 2024 è stata consolidata l’ala nord dell’edificio che dovrà reggere la nuova torre di 2mila tonnellate (dando in qualche modo ragione al prudente François Debret) e nel 2025 sono state montate le impalcature. La conclusione dei lavori non è prevista prima del 2029. L’architetto Jacques Moulin assicura «che la torre sarà identica e che la ricostruzione rispetta le tecniche dell’epoca medievale e tutte le forme e le dimensioni originali». Da ottobre il cantiere è aperto anche al pubblico. Il nuovo percorso di visita, gestito dal Centre des Monuments Nationaux, include ora anche il cosiddetto «villaggio degli artigiani», una struttura allestita ai piedi dell’edificio, che ospita i laboratori di artigiani, mastri ferrai e scalpellini (in totale 130), oltre a uno spazio espositivo permanente. Nel progetto di Suivez la flèche, il «villaggio» nasce come «luogo di educazione artistica e culturale», pensato per far conoscere i mestieri dell’arte in un territorio giovane, ma segnato da un alto tasso di disoccupazione. 

Luana De Micco, 18 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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