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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliCatania ospita la prima Summer School internazionale dei dottorati AFAM, tre giorni di lavori dedicati alla ricerca artistica contemporanea, alla valorizzazione del patrimonio e alle nuove metodologie delle arti visive, performative e applicate. L’appuntamento segna un passaggio significativo per il percorso formativo del Dottorato, istituito nel 2024. Con la riforma che ha introdotto la figura del dottore di ricerca nelle Accademie di Belle Arti, la ricerca artistica è oggi riconosciuta come ambito autonomo di produzione di conoscenza. Catania si conferma tra le prime realtà a investire in questo percorso. Il modello proposto punta sul dialogo tra saperi umanistici e scientifici, rafforzando il legame tra istituzioni e territorio.
All’apertura della tre giorni sono intervenuti Enrico Foti, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Catania, Lina Scalisi, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Catania, e il Direttore Gianni Latino. Gli interventi hanno sottolineato il valore strategico dei dottorati AFAM e la necessità di creare connessioni tra formazione, arti e nuove tecnologie. Lina Scalisi ha evidenziato l’accelerazione dei processi formativi in corso nel sistema AFAM. Il Rettore Foti ha richiamato l’importanza del confronto umano per lo sviluppo del senso critico, definendo le scuole internazionali come luoghi privilegiati di crescita. Il Direttore Latino ha ricordato i numeri dell’Accademia catanese: a due anni dall’avvio del percorso in forma associata, i dottorandi attivi sono già 47.
I lavori, coordinati scientificamente da Ambra Stazzone e Vittorio Ugo Vicari, si svolgono presso il Centro Universitario Teatrale (CUT) di Palazzo Sangiuliano. Il programma è articolato in tre curricula tematici.
La prima sessione, dedicata agli archivi e repertori teatrali e curata da Viviana Scalia, ha già esplorato la tensione tra memoria e scena. Il dibattito si è concentrato sulla digitalizzazione e valorizzazione del patrimonio teatrale, con contributi di esperti come Alfredo García Femenia, Annalisa Sacchi, Marianna Zannoni, Guido Di Palma e Alessandro Pontremoli.
Il secondo modulo riguarda il design della comunicazione visiva ed è curato da Giorgia di Carlo. Esperti e designer si confrontano sulla cultura del progetto e sui visual studies, analizzando l’agency delle pratiche progettuali nelle comunità locali e globali. Tra i relatori figurano Cristina Chiappini, Jonathan Pierini, Carlo Vinti, Maddalena Dalla Mura e Vincenzo Estremo.
La fase conclusiva si focalizzerà sulle nuove metodologie del contemporaneo nelle arti visive e performative, con la cura di Francesco Lucifora. L’indagine analizza la relazione tra produzione di segni e cultura visiva nell’era delle interconnessioni di massa. Partecipano alla discussione Licia Calvi, Cecilia Guida, Valentina Manchia, Lucia Miodini e Florian Weigl.
Ad accompagnare le sessioni di studio, una mostra di poster presenta nel dettaglio le ricerche dottorali dei corsisti appartenenti ai cicli XL e XLI. L’esposizione non è solo un momento di sintesi visiva, ma una vetrina dei progetti innovativi sviluppati nei tre curricula. Attraverso i poster, i partecipanti illustrano l’avanzamento dei propri studi, dalla documentazione digitale delle arti performative alle nuove frontiere del design per la pubblica utilità, fino alle sperimentazioni sulle arti visive contemporanee. Questa modalità espositiva favorisce uno scambio immediato e trasversale tra ricercatori e pubblico di esperti, rendendo visibile il passaggio dalla teoria alla pratica. I poster diventano strumenti di dialogo, capaci di sintetizzare la complessità della ricerca artistica e restituirla in forma accessibile, evidenziando il ruolo del dottorando come “artigiano intellettuale”, capace di unire saper fare e rigore scientifico.
La Summer School si delinea così come un laboratorio aperto, in cui formazione e ricerca si intrecciano e lasciano emergere nuove prospettive per il sistema AFAM e per il futuro delle arti contemporanee.
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